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Statistiche meteorologiche 2017 : FEBBRAIO


Dopo un gennaio all’insegna del freddo (30 giorni di gelo) e di abbondanti nevicate sulle regioni centro meridionali, l’inizio di febbraio riportava le piogge sulla Pianura Padana e le nevicate sull’arco alpino.

Cartina cromatica-isobarica che mostra la depressione atlantica all'ingresso nel bacino del Mediterraneo occidentale
Infatti, già dal primo giorno del mese si riapriva la porta atlantica e diverse perturbazioni raggiungevano il bacino del Mediterraneo, infrangendo il muro anticiclonico che aveva dato luogo ad una lunga fase di siccità per le regioni settentrionali (la Liguria da diversi giorni era funestata da incendi piuttosto estesi), mentre il colore grigio caratterizzava le vette alpine.

Col richiamo di correnti umide meridionali, copiose precipitazioni interessavano il nord della Penisola e la “dama bianca” tornava protagonista sulla fascia alpina, scendendo fino a quote collinari durante il primo weekend.
Nei giorni seguenti, un vortice ciclonico in arrivo dalla Francia, scorreva verso sud-est interessando anche le regioni centro meridionali.



Cartina cromatica-isobarica che mostra il vorticeciclonico sul mar Tirreno
Seguivano intense correnti dal nord Europa che nel corso della settimana ruotavano da est.  Queste traghettavano sul mar Tirreno un vortice ciclonico dalla Francia che, nei giorni seguenti, si posizionava tra la Sardegna e la Sicilia.

In tale conteso, il richiamo di aria umida da sud-ovest e di aria fredda dai Balcani, alimentava una nuvolosità diffusa su gran parte della Penisola con precipitazioni, localmente intense, mentre la neve tornava protagonista in montagna.





 Cartina cromatica-isobarica che mostra il promontorio anticiclonico su-tropicale che raggiunge la Penisola Scandinava

Ne beneficiavano in particolar modo le regioni centro-meridionali, ma qualcosa riusciva a raggiungere anche il nord (il giorno 10 qualche fiocco ricompariva la Pianura Padana). I cieli restavano grigi fino al secondo weekend del mese per via di correnti meridionali sospinte da una bassa pressione in formazione sul Portogallo.


Con l’avvio della seconda metà del mese, una robusta figura anticiclonica di matrice sub-tropicale si spingeva fin sull’Europa centrale, favorendo un periodo di stabilità atmosferica e temperature ben oltre le medie del periodo.
Qualche fronte atlantico riusciva ad attraversare l’Europa centrale, ma si orientava verso i Balcani, influenzando marginalmente la fascia adriatica (come quello in transito durante il terzo weekend del mese).



Cartina cromatica-isobarica che mostra l'estensione verso est dell'anticiclone delle Azzorre.
Una situazione analoga si verificava nel corso dell’ultima settimana, per via dell’estensione verso est di un cuneo dell’anticiclone delle Azzorre supportato dal soffio caldo di quello sub-tropicale che favoriva una situazione stabile e mite per la stagione; infatti, quotidianamente, i valori della temperatura superavano quelli medi stagionali.

Chiudeva il mese, il passaggio di una perturbazione atlantica che dava luogo ad una veloce fase di instabilità prima al nord e, successivamente, al centro-sud, ma con fenomeni di modesta intensità.





Osservazioni e misure
NUVOLOSITÀ INSOLAZIONE in % PIOGGIA in mm/mq NEVE
gg. sereni gg. variabili gg. coperti media mese media dal 1991 diff. mm mese media dal 1984 media 1959-1983 cm mese media dal 1980 gg. con neve
6 9 13 27,6 43,7 -16,1% 85,8 75,9 89,0 0,0 3,5 1
FEBBRAIO '17 : Incremento/deficit pluviometrico dal 01.12.2016 al 28.02.2017 = -134,4 mm/mq
TEMPERATURA in °C
media mese media dal 1987 diff. media 1959-1986 max mese g.no max storica anno min mese g.no min. storica anno
6,06 4,53 +1,53 3,50 19,0 16 23,2 2012 -2,8 20 -13,8 2012

Con febbraio si chiude una stagione invernale che, come per lo scorso anno, è risultata carente di freddo (con la sola eccezione di gennaio) e di precipitazioni, soprattutto per l'arco alpino le cui vette, nude e grigie, hanno guardato incredule il cielo azzurro.

Una stagione invernale, nuovamente, sotto le attese. Infatti, se si esclude una settimana gelida e nevosa al centro-sud, il resto del trimestre invernale è stato un vero e proprio fallimento. Il voto non può essere che negativo se pensiamo alle Alpi che hanno visto la neve con il contagocce, senza parlare delle zone collinari del nord Italia dove la vera neve non si è vista.

Si è dimostrata abbastanza veritiera (in particolar modo per le temperature) la previsione stagionale elaborata dall’autorevole modello inglese ECMWF (con sede a Reading), che evidenziava per l’Italia una “anomalia termica positiva con temperature sopra la media e pochi episodi nevosi a quote basse".

In particolare, come era accaduto nel mese di novembre, per gran parte di dicembre, la fine di gennaio e la seconda parte di febbraio ha dominato l’anticiclone nord-africano assicurando un clima mite per la stagione, così come un clima di tardo autunno ha caratterizzato anche il Natale e il Capodanno.
Nel corso del trimestre, per via della stagnazione atmosferica si è anche registrato un prolungato fenomeno di inversione termica che ha asfissiato le città. con accumulo di inquinanti al suolo. e imposto una limitazione al traffico automobilistico e la riduzione della temperatura degli impianti di riscaldamento.

Gennaio ha registrato 30 giorni di gelo, ma i "giorni della merla", sono risultati insolitamente miti per la stagione. Lo stesso mese si è caratterizzato per un evento eccezionale e drammatico. Infatti, una depressione fredda, stazionando per diversi giorni sull'Italia centrale e alimentata da correnti fredde provenienti dai Balcani, ha generato una straordinaria quantità di neve (fino a 4 m) su Marche, Abruzzo e Molise, mettendo a dura prova una vasta area già prostrata dal terremoto dell'agosto precedente.

All'inizio di febbraio le depressioni atlantiche hanno infranto il muro anticiclonico e diverse perturbazioni sono transitate da ovest verso est, ma poche sono entrate nel bacino del Mediterraneo. Esse hanno compensato in parte le carenze precipitative dei due mesi precedenti, ma il bilancio stagionale è risultato passivo, soprattutto per la carenza di neve sulla fascia alpina con preoccupanti conseguenze per le riserve idriche estive.

A conclusione di una stagione insolitamente mite e particolarmente secca, abbandonano ogni speranza coloro che avevano sperato fino all’ultimo giorno l’arrivo del freddo e “il generale inverno” ne esce definitivamente sconfitto. Infatti, la temperatura media stagionale è risultata di 0,25°C superiore a quella pluriennale, mentre le precipitazioni hanno registrato un deficit del 56% rispetto alle medie del periodo. I due fenomeni nevosi al piano di gennaio hanno depositato complessivamente solo 11 cm di neve.