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Statistiche meteorologiche 2016 : FEBBRAIO

Il mese di febbraio iniziava con l’anticiclone nord-africano in ambito Mediterraneo, temperature superiori alla media del periodo (+5,3°C l’incremento medio del giorno 2) e clima mite per la stagione. Nel corso della prima settimana si susseguivano innocui passaggi nuvolosi da ovest verso est e la prima perturbazione del mese assicurava pochi millimetri di pioggia (3,6 mm/mq – un violento nubifragio con grandinata fuori stagione interessava la città di Milano).

immagine del satellite eumetsat  che mostra il nucleo perturbato in arrivo nel bacino del Mediterraneo
Un deciso cambiamento a favore delle precipitazioni si registrava a partire da domenica 7 febbraio e consentiva, in previsione della stagione estiva, di archiviare un inverno secco e dalle caratteristiche autunnali. Infatti, una depressione atlantica presente sulle Isole Britanniche riusciva a demolire il muro anticiclonico che stazionava sull’Italia da ben tre mesi e il flusso perturbato atlantico scendeva di latitudine. Un'attiva perturbazione (la seconda del mese), entrava nel bacino del Mediterraneo e il nucleo di aria fredda al suo seguito dava vita ad un vortice depressionario sul mar Tirreno, richiamando correnti umide meridionali. Ciò favoriva il ritorno in grande stile delle piogge in pianura (62,5 mm/mq) e nevicate in montagna (45 cm sul Campo dei Fiori).

La seconda settimana del mese registrava una generale variabilità con alternanza di giornate di sole a passaggi nuvolosi (due perturbazioni atlantiche assicuravano poca pioggia, ma garantivano ulteriori apporti nevosi ai ghiacciai sempre più sofferenti).
Possiamo, ormai, definitivamente accantonare la fase siccitosa che ci ha accompagnato per i mesi di dicembre e gennaio. Fortunatamente la natura ci è venuta incontro riportando le cose entro canoni più consoni per la stagione” – diceva il meteorologo E. Buonaguidi.

immagine cromatica che mostra il nucleo di aria fredda in arrivo dal nord Europa
Abbattuto il muro anticiclonico, le correnti umide atlantiche non trovavano più ostacoli e tornavano ad interessare il bacino centrale del Mediterraneo. Infatti, anche l’inizio della terza settimana di febbraio si distingueva per condizioni di generale instabilità e frequenti perturbazioni in transito da ovest verso est.
In particolare, a metà mese entrava dalla valle del Rodano un nucleo di aria artica che attivava sul mar Tirreno  un vortice depressionario. Nel suo movimento verso sud-est, esso generava fenomeni localmente intensi su gran parte della Penisola.






cartina isobarica che mostra il campo anticiclonico di matrice nord-africano

A cavallo del terzo weekend, la situazione meteo generale volgeva ad un concreto miglioramento. Infatti, una temporanea espansione verso nord dell’anticiclone nord–africano interrompeva il flusso atlantico, stabilizzava il tempo e faceva registrare un significativo incremento delle temperature, regalando un primo assaggio primaverile.

Nel corso dell’ultima settimana tornavano protagoniste le correnti atlantiche, alternandosi a temporanee rimonte dell’anticiclone nord-africano, ma per la nostra Penisola si chiudeva definitivamente la partita del “generale inverno”.



cartina isobarica che mostra i fronti perturbati in arrivo sulla Penisola
Chiudeva il mese un’intensa fase perturbata. Infatti, una profonda depressione atlantica raggiungeva le isole Baleari sabato 27 e, successivamente, il mar Ligure, bloccata nel suo movimento verso est da un campo anticiclonico presente sui Balcani. Tra domenica 28 e lunedì 29,  il vortice ciclonico, denominato dai media “Golia”, richiamava intense correnti sciroccali che generavano forte maltempo sulle regioni centro-settentrionali con abbondanti piogge in pianura e copiose nevicate in montagna. Nei giorni seguenti i fenomeni interessavano il centro-sud e risultavano particolarmente intensi su Campania e Molise con l'esondazone di fiumi e torrenti e l'allagamento di vaste aree coltivate.  





Osservazioni e misure
NUVOLOSITÀ INSOLAZIONE in % PIOGGIA in mm/mq NEVE
gg. sereni gg. variabili gg. coperti media mese media dal 1991 diff. mm mese media dal 1984 media 1959-1983 cm mese media dal 1980 gg. con neve
5 14 10 30,3 44,2 -13,9% 187,0 72,4 89,0 0,0 3,6 0
FEBBRAIO '16 : Incremento/deficit pluviometrico dal 01.12.2015 al 29.02.2016 = -35,4 mm/mq
TEMPERATURA in °C
media mese media dal 1987 diff. media 1959-1986 max mese g.no max storica anno min mese g.no min. storica anno
6,35 4,46 +1,89 3,50 19,8 21 23,2 2012 -2,4 4 -13,8 2012

A conclusione di una stagione invernale carente di freddo e di precipitazioni, venivano smentite le previsioni enfatizzate da alcuni portali, come: “Super inverno di neve in Italia favorito da quattro fattori scientifici:  El niŋo record, Star-warming da fine dicembre, Corrente del Golfo debole e macchie solari al minimo”. Infatti, dopo un primo assaggio invernale all’inizio di dicembre, con abbondanti precipitazioni al centro-sud, i primi fiocchi di neve sulle Alpi sono giunti solo a metà gennaio.

Al contrario, si dimostrava abbastanza veritiera (in particolar modo per le temperature) la previsione stagionale elaborata dall’autorevole modello inglese ECMWF, con sede a Reading che evidenziava per l’Italia una “anomalia termica positiva con temperature sopra la media di 1,5/2 °C e pochi episodi nevosi a quote basse, mentre le precipitazioni sono previste nella norma sulle regioni settentrionali, diffusamente sotto la media al centro-sud, con grave anomalia sulla Sicilia dove si prevede una riduzione del 60/80%”.
In particolare, come era accaduto nel mese di novembre, per gran parte di dicembre ha dominato l’anticiclone nord-africano assicurando un clima mite, ma il prolungato fenomeno di inversione termica ha asfissiato le città con accumulo di inquinanti al suolo e imposto uno stop al traffico automobilistico e la riduzione a 20°C della temperatura degli impianti di riscaldamento.

Nella prima parte di gennaio le depressioni atlantiche hanno infranto il muro anticiclonico e diverse perturbazioni sono transitate da ovest verso est, ma poche sono entrate nel bacino del Mediterraneo e ne hanno beneficiato parzialmente solo alcune regioni (come Liguria e Toscana) lasciando a secco tutta la Pianura Padana (ultima precipitazione significativa il 29 ottobre 2015). Dopo la fase fredda di metà mese, che ha interessato la fascia adriatica con nevicate consistenti sull’appennino centro-meridionale, nell’ultima decade di gennaio tornava a dominare l’anticiclone delle Azzorre supportato da quello sub-tropicale e risultavano insolitamente miti anche “i giorni della merla”. A fine mese, la carenza precipitativa metteva in crisi sia il livello dei grandi fiumi, come il Po (- 4 metri sotto la media) che la capacità dei grandi laghi (-17% per il Lago Maggiore, -12% per il Lago di Como e -33% per il Lago di Garda).

Febbraio compensava in parte le carenze precipitative dei due mesi precedenti. Infatti, tre significativi nuclei perturbati riuscivano ad entrare nel bacino occidentale del Mediterraneo e, col richiamo di intense correnti sciroccali, generavano copiose precipitazioni al piano e significativi accumuli nevosi in montagna.

A conclusione di una stagione insolitamente mite e particolarmente secca, abbandonavano ogni speranza coloro che avevano sperato fino all’ultimo giorno l’arrivo del freddo e “il generale inverno” ne usciva definitivamente sconfitto. Infatti, la temperatura media stagionale risultava di 1,42°C superiore a quella pluriennale, mentre le precipitazioni (nonostante il 158% in più di febbraio), risultavano del 15% inferiori alle medie del periodo. Totalmente assenti al piano i fenomeni nevosi.