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Statistiche meteorologiche 2015 : LUGLIO

cartina cromatica-isobarica delle temeprature che mostra l'espansione verso nord dell'anticiclone nord-africano
Fin dai primi giorni, il mese di Luglio vedeva come protagonista una robusta figura anticiclonica, l’anticiclone nord-africano, denominato dai media “Flegetonte”, a conferma che da alcuni anni la “classica estate Mediterranea” non è più gestita dall’anticiclone delle Azzorre (che assicurava temperature estive gradevoli), ma da quello sub-tropicale. Infatti, un soffio decisamente caldo in risalita dal Marocco attanagliava la Spagna (max fino a 45°C), la Francia, (max fino a 40°C) e, su su fino al mar Baltico, estendendosi ad est sull’Italia e parte dei Balcani. Quindi, intenso soleggiamento e temperature ben oltre i valori della stagione estiva (36°-38°C fino a Bolzano) e, soprattutto, incremento del tasso di umidità atmosferica e accentuazione del fenomeno “afa” per la Pianura Padana e le valli alpine.

La fase decisamente calda e afosa (l’indice di calore superava per diversi giorni i 40°C), raggiungeva il suo picco massimo nei giorni 6 e 7 con una temperatura massima di 36,5°C, una minima di 26°C e una media che superava di 7°C quella pluriennale  (23,07°C). Si riviveva una fase meteorologica simile a quella del 2006, non tanto per la durata, ma per l’impennata delle temperature massime e, soprattutto, di quelle minime, con totale assenza di precipitazioni, salvo due brevi episodi temporaleschi (temporali di calore) e poche gocce di pioggia.

Come evidenziato dai modelli matematici, il muro anticiclonico cedeva sulla fascia alpina il giorno 8 per il passaggio di un fronte temporalesco che sorvolava il nord-ovest, ma risultava “violento” sul nord-est, per il forte contrasto termico tra due masse d’aria. Infatti, come documentato dalla cronaca, alle ore 17.00 una tromba d’aria scatenava l’inferno lungo la riviera del Brenta, nei comuni di Dolo, Cazzago, Mira, San Bruson (case scoperchiate e distrutte nei piani alti, tir ribaltati e alberi sradicati o decapitati nella chioma, ….chicchi di grandine come albicocche, diversi feriti e una persona deceduta nella sua auto sollevata dalla furia del vento).

La tromba d'aria nel Veneto
















foto che mostra gli alberi sradicati dalla furia del vento foto che mostra le case scoperchiate dalla furia del vento foto che mostra la dimensione dei chicchi di grandine

Fenomeni meno intensi interessavano il giorno seguente l’Emilia Romagna e la fascia adriatica, mentre aria fresca atlantica affluiva sulla Penisola abbattendo la cappa di afa e facendo rientrare le temperature nei valori medi stagionali.

Nei giorni seguenti riprendeva a dominare sul bacino del Mediterraneo e l’Europa centrale l’anticiclone delle Azzorre, ma sul finire del 2° weekend risaliva di latitudine il più temibile degli anticicloni africani a matrice sub-tropicale sahariana, denominato dai media “Caronte”, con l’avvio di una seconda, lunga e intensa fase calda (la terza della stagione estiva), ancora una volta senza pioggia, salvo qualche locale temporale di calore.

 cartina cromatica che mostra l'espansione verso nord dell'anticiclone nord-africano cartina cromatica delle temperature Da nord a sud le temperature registravano un progressivo aumento e, per diversi giorni si attestavano al di sopra dei 35°C. Tra sabato 18 e domenica 19 luglio, il cuore di Caronte stazionava alla massima potenza sulle nostre regioni pompando aria caldissima dall’entroterra algerino e facendo registrare i giorni più caldi dell’estate 2015 con temperature di 38/40°C su molte città (da Napoli a Milano, da Firenze a Bolzano). Ancora una volta, l’elevato tasso di umidità accentuava il fenomeno “afa” fino ad incrementare di 4/6°C le temperature percepite.

Diversi fronti atlantici, pilotati dalla depressione d’Islanda, tentavano di scalfire il muro anticiclonico, ma invano e solo la fascia alpina beneficiava di qualche temporale di calore. La fase calda era particolarmente lunga, tanto da indurre diversi sindaci dell'Insubria a emettere ordinanze per limitare il consumo di acqua potabile.

Un primo cedimento del muro anticiclonico si registrava nell’ultimo weekend del mese per il passaggio a nord delle Alpi di un profondo vortice ciclonico, denominato dai media “Circe”, ma esso influenzava marginalmente le regioni centro-settentrionali. Infatti, al nord si registrava una nuvolosità irregolare con rovesci e temporali a carattere sparso e localmente di forte intensità, mentre ampie schiarite interessavano le regioni centrali e meridionali con variabilità diffusa lungo l’Appennino.
 
cartina cromatica che mostra il cedimento dell'anticiclone e l'ingresso delle correnti atlantiche nel bacino del MediterraneoIl cedimento del muro anticiclonico, almeno per le regioni settentrionali, si registrava il giorno 29. Infatti, le correnti fresche atlantiche scendevano di latitudine e richiamavano un flusso umido da sud-ovest che riportava le piogge sulle regioni settentrionali a secco da 43 giorni e con temperature massime al di sopra dei 30°C per oltre un mese. I 26,1 mm/mq, seguiti dai 21,3 mm/mq del giorno 30 non erano tanti, ma sicuramente rappresentavano una salutare boccata di ossigeno per tutta la vegetazione, dai prati arsi dal sole alle piante arboree, come il carpino, che vedeva di giorno in giorno ingiallire le foglie.

Si concludeva così un luglio che verrà ricordato per diversi record, dalle temperature massime costantemente superiori ai 30°C, con punte di 36/37°C e numerose giornate afose, alle temperature minime superiori ai 20°C e alle medie giornaliere superiori a 26°C per ben 23 giorni e poche piogge (-50% rispetto alla media pluriennale), concentrate a fine mese.

Confrontando i dati meteo mensili con la memoria storica presente in archivio si osserva che
 –  la temperatura media di luglio 2015 ha superato di 3,2°C quella pluriennale (24,2°C – 1987/2014) e quelle dello stesso mese di alcuni anni fa, come i 26,3°C (1994) ; 26,5 °C (2006) ; 26,2°C (2010); mentre, andando un po’ più indietro nel tempo, si osservano  i 22,8°C (1964) ; 24,3°C (1983) e i 22,9°C (1985) a fronte di una media pluriennale di 21,4°C (dati del JRC di Ispra 1959/1986) e i valori di 25,0°C (1945) ; 25,1°C (1950) ; 24,4°C (1983) a fronte di una media pluriennale di 21,8°C (dati dell’Osservatorio Arcivescovile di Venegono - 1934/1986);
- le precipitazioni mensili di luglio 2015 hanno registrato un deficit del 50% rispetto alla media pluriennale (112,4 mm/mq – 1984/2014), valore che risulta superiore a 16,5 (1994) ; 27,5 (1995) ; 31,3 (2007)mm/mq degli anni pregressi e ai valori di 12,6 (1964) ; 13,4 (1970) ; 26 (1974) e 0,0 (1984) mm/mq (dati del JRC di Ispra 1959/1986) e ai valori di  36,8 (1935) ; 30,0 (1945) ; 33,8 (1950) mm/mq (dati dell’Osservatorio Arcivescovile di Venegono - 1934/1986).


Osservazioni e misure
NUVOLOSITÀ INSOLAZIONE in % PIOGGIA in mm/mq Temporali
gg. sereni gg. variabili gg. coperti media mese media dal 1991 diff. mm mese media dal 1984 media 1959- 1983 n. eventi mese media dal 1980 diff.
16 14 1 54,4 54,0 +0,4% 55,8 107,4 113,1 5 6,3 -1,3
LUGLIO '15 : Incremento/deficit pluviometrico dal 01.12.2014 al 31.07.2015 = +70,6 mm/mq
TEMPERATURA in °C
media mese media dal 1987 diff. media 1959-1986 max mese g.no max storica anno min mese g.no min. storica anno
27,30 24,10 +3,20 21,37 36,6 21 37,0 2006 16,5 31 8,5 2000


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