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Statistiche meteorologiche 2015 : FEBBRAIO

cartina cromatica -isobarica che mostra la discesa verso il bacino del Mediterraneo di aria polare
La prima settimana di Febbraio verrà ricordata come il concentrato della stagione invernale 2015. L’irruzione di aria polare nel bacino del Mediterraneo, avviata sul finire del mese precedente, persisteva per gran parte della prima settimana e portava alla formazione di un freddo vortice depressionario sul mar Tirreno.


immagine delle precipitazioni al centro nord della Penisola
Ne conseguiva uno spiccato maltempo su gran parte della Penisola con violente mareggiate lungo le coste tirreniche, abbondanti nevicate sulle regioni centro-settentrionali fino in pianura (i maggiori disagi si registravano nel cuneese e appennino emiliano, a Torino, nodo di Bologna e su diverse autostrade da Bologna a Firenze – 5,5 cm misurati presso la nostra stazione meteo), piogge torrenziali su Lazio, Romagna (allagata Cesenatico), Campania e Calabria con esondazione di fiumi e torrenti (come il Sele e il Volturrno – il livello del Tevere superava gli 8 m), una violenta grandinata imbiancava la Capitale, venti di bora a 100 km orari su Trieste ed acqua alta a Venezia (110 cm, con allagamenti a Chioggia e Sottomarina).



immagine cromatica-isobarica dell'irruzione di aria fredda polare nel bacino del Mediterraneo
I fenomeni persistevano fino al colmamento della depressione, da sud a nord e poi ancora sulle regioni meridionali sul finire della settimana, dove, alle piogge torrenziali seguiva la neve; infatti, lunedì 9 giungeva dalla Russia un nuovo nucleo di aria molto fredda (il burian), che faceva crollare le temperature e  interessava con una fase fredda e nevosa le coste del medio e basso Adriatico.
Copiose nevicate imbiancavano le Marche, l’Abruzzo, la Puglia, la Basilicata, la Calabria, …fino a tutto il Messinese.
Le regioni settentrionali erano spazzate da intensi venti di foehn con impennata delle temperature massime e crollo di quelle minime; infatti, l’anticiclone delle Azzorre si espandeva progressivamente verso est e dava il via ad una settimana stabile e soleggiata. La notevole escursione termica portava al ritorno delle nebbie in pianura di primo mattino e fenomeni di inversione termica nel corso della giornata.

A distanza di appena una settimana e in coincidenza col secondo weekend del mese, il promontorio anticiclonico cedeva sul fianco occidentale e una perturbazione atlantica, alimentata da correnti da sud-ovest entrava nel Mediterraneo. Nelle giornate di sabato 14 e domenica 15, un cielo grigio e uggioso assicurava pioggia al piano e nuova neve fino a quota collinare.

Nella settimana seguente, un aumento della pressione atmosferica favoriva condizioni di tempo stabile su gran parte delle regioni e un gran sole anticipava il tepore primaverile.

cartina cromatica delle precipitazioni sulla Penisola italianaMa il “generale inverno” non si dava per vinto. Infatti,  sul finire della terza decade,  la depressione  islandese scendeva di latitudine inviando un nuovo nucleo di aria polare nel bacino del Mediterraneo. La giornata di sabato 21 risultava instabile su tutto il centro-nord  con precipitazioni diffuse che assumevano carattere nevoso fino a quota collinare (200/300 m).
Il giorno seguente, a seguito della formazione di un minimo depressionario sul mar Tirreno, l’instabilità interessava le regioni meridionali con fenomeni particolarmente intensi (piogge torrenziali e violente mareggiate) lungo le coste di Campania, Calabria e Sicilia settentrionale, …). Le temperature, registravano un sensibile calo.

Nel corso dell’ultima settimana, mentre le regioni nord occidentali tornavano ad una relativa stabilità atmosferica associata ad un rialzo termico per il vento di favonio, quelle centro-meridionali restavano sotto il tiro della circolazione depressionaria che, alimentata da nuovi nuclei di aria fredda, dava luogo a violente mareggiate lungo le coste, piogge torrenziali, smottamenti e frane e tanta neve lungo la dorsale appenninica (particolarmente colpita la Sicilia, dove si registrava anche una vittima civile).

Osservazioni e misure
NUVOLOSITÀ INSOLAZIONE in % PIOGGIA in mm/mq NEVE
gg. sereni gg. variabili gg. coperti media mese media dal 1991 diff. mm mese media dal 1984 media 1959-1983 cm mese media dal 1980 gg. con neve
11 4 13 36,1 44,5 -8,4% 155,9 69,7 89,0 7,0 3,5 6
FEBBRAIO '15 : Incremento/deficit pluviometrico dal 01.12.2014 al 28.02.2015 = + 111,5 mm/mq
TEMPERATURA in °C
media mese media dal 1987 diff. media 1959-1986 max mese g.no max storica anno min mese g.no min. storica anno
4,81 4,40 +0,41 3,50 16,5 25 23,2 2012 -5,0 1 -13,8 2012

La stagione invernale 2014/2015 anche se in misura minore rispetto allo scorso anno, ha manifestato connotati tardo autunnali fino a Gennaio e recuperato una qualche credibilità solo a Febbraio.

Infatti, nella prima metà di Dicembre 2014, hanno dominato le depressioni atlantiche con richiamo di correnti sciroccali e scrosci di pioggia su gran parte delle regioni. Seguiva una fase di stabilità atmosferica pilotata dall'anticiclone delle Azzorre con temperature minime prossime allo zero, ma massime decisamente alte.
La stessa giornata di Natale non vedeva niente di bianco, ma, al contrario, risultava mite e soleggiata (12,5°C la temperatura massima).
Lo sbuffo freddo di fine mese, proveniva da nord-est e imbiancava le regioni meridionali, fin sul litorale adriatico della Puglia (in foto la coltre nevosa di Alberobello in Puglia), mentre le regioni settentrionali risentivano solo di un abbassamento delle temperature minime responsabili di estese brinate notturne.

L'appiattimento della stagione invernale (quasi a dispetto dei molti guru che l'avevano prevista scoppiettante e nevosa), continuava anche a Gennaio. Infatti, il promontorio anticiclonico di matrice azzorriana continuava a dominare incontrastato sul bacino del Mediterraneo con valori barici particolarmente alti.
Dopo la metà del mese, la circolazione atlantica scendeva di latitudine e copiose precipitazioni (nevose solo su Alpi e catena appenninica), interessavano gran parte delle regioni italiane.
L'unica irruzione fredda di Gennaio si registrava a fine mese, in coincidenza dei "giorni della merla" e assicurava nevicate in montagna, qualche fiocco sulle pianure settentrionali e fenomeni intensi sulle regioni centro-meridionali (Campania e Calabria, in particolare).

Febbraio ha visto gli unici fenomeni vagamente invernali, ma niente della configurazione nevosa padana legata al flusso e stratificazione di aria fredda da est, seguito dalla nevicata di addolcimento prodotta dalla perturbazione atlantica.
Infatti, l'arrivo nel bacino occidentale del Mediterraneo di un corposo nucleo di aria polare, in discesa dalla Penisola Scandinava, e la formazione di una depressione sul Tirreno settentrionale, ha assicurato copiose nevicate su Alpi e Prealpi, solo una breve comparsa in pianura (5,5cm misurati presso la nostra stazione di rilevamento dati), ma significativi apporti su cuneese, parmense, piacentino e appennino bolognese.
Alla prima irruzione fredda e, in coincidenza con gli altri wekend del mese, ne sono seguiti ancora due con qualche fiocco misto a pioggia in pianura, ma ulteriori nevicate in montagna (40cm a Campo dei Fiori).
Le temperature, soprattutto le minime, registravano flessioni significative, ma le massime subivano impennate di rilievo a seguito della ventilazione settentrionale, il "favonio" (responsabile di diverse slavine lungo la fascia alpina).

Nel corso della stagione venivano misurati complessivamente 9 cm di neve in pianura  (2 cm a Gennaio e 7 cm a Febbraio) contro qualche metro in montagna, mentre le precipitazioni stagionali (assenti da metà dicembre a metà Gennaio), cumulavano 350,3 mm/mq (+47% rispetto alla media pluriennale). La temperatura media stagionale risultava di 4,94°C, con l’incremento di un grado e mezzo rispetto alla media pluriennale (3,38°C).