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Archivio : Anno meteorologico 2003 a Brebbia

Col 30 Novembre si è concluso l'anno meteorologico '03, iniziato il primo Dicembre 2002; tale scansione consente di formare un "inverno" ottenuto da un dicembre, un gennaio ed un febbraio contigui.
Le grandezze fisiche misurate e analizzate sono state diverse e, precisamente:

Nella tabella seguente sono riportati i principali valori medi annuali, confrontati con quelli del periodo 1987-2001:

GRANDEZZA meteorologica 2003 1987-2002
Temperatura dell’aria 14,1°C 13,1°C
Umidità relativa dell’aria 68,4% 77,1%
Pressione atmosferica 985,3 hPa 985,2 hPa
Velocità del vento 4,4 Km/h 5,2 Km/h
Direzione prevalente di provenienza del vento N NNE/SSW
Insolazione relativa 50,8% 43,4 %
Precipitazione atmosferica annuale 1005,5 mm/mq 1646,2 mm/mq
Nuvolosità 3,3 /8 3,7 /8

Si precisa, inoltre, che :

Come rilevato da esperti nazionali e internazionali, anche il 2003 confermava la tendenza al rialzo della temperatura e alla estremizzazione dei fenomeni meteorici.

All'inizio della stagione invernale, l'area del Verbano si leccava le ferite di un lungo periodo piovoso e di grave dissesto idrogeologico: "Dopo l’esondazione la conta dei danni: decine di milioni di euro" – uno dei titoli de La Prealpina del 1° dicembre 2002. Il Lago Maggiore registrava la punta massima della tracimazione a Laveno Mombello: 3,42m sullo zero idrometrico della Protezione civile; zone allagate a Maccagno, Luino, Portovaltravaglia, Castelveccana, Laveno Mombello, Leggiuno, Monvalle, Ranco, Angera e Sesto Calende; bloccate le provinciali n. 69 a Laveno Mombello e Portovaltravaglia per l'esondazione del Verbano e la Sp 61 fra Luino e Ponte Tresa per due frane all’ingresso e all’uscita di Cremenaga, inghiottite dal torrente Tresa, con isolamento del Paese.

Con riferimento ai tre mesi invernali: Dicembre faceva registrare un clima mite per la stagione (+1,6°C l'incremento della temperatura media); Gennaio, era caratterizzato da stabilità atmosferica per il persistere di una fascia anticiclonica estesa dalle Azzorre alla Russia e risultava meno freddo rispetto alla media (minima tra 0°C e –3°C) e con poca neve (appena 2 cm), andamento che caratterizzava anche Febbraio, con un clima secco e freddo ma poca neve (3 cm). Come accade ormai da alcuni anni, i tre mesi registravano scarse precipitazioni: -15% in Dicembre,  -51% in Gennaio,  -94% in Febbraio.
A conferma del particolare andamento climatico, il dott D. Vento, direttore dell’Ufficio centrale di Economia Agraria (Ucea) affermava: “Le precipitazioni sono in calo soprattutto in inverno ed al Nord; dal 1951 al 2000 sono diminuite di circa 50-60 millimetri in media: si tratta di un calo del 38,8% nella stagione invernale nelle regioni settentrionali”. In forte calo sono anche i giorni di pioggia sia al Nord (-36%), che al Centro (-30,6%) ed al Sud (-32,6%). Se le precipitazioni sono in calo, sono invece in aumento le piogge violente: da 2-3 alluvioni per decennio tra il 1950 ed il 1960, si è passati alle 9-10 del decennio ‘90-2000”.

La temperatura media stagionale risultava di 3,16°C, mezzo grado inferiore alla media pluriennale; il 28 gennaio risultava il giorno più caldo (15,6°C) della stagione, mentre la minima assoluta: –6,5°C veniva misurata il 18 Febbraio (–10°C il record del 14/2/1991 e 5/1/1993). 
Le precipitazioni si quantificavano in 107,3 millimetri/mq, vale a dire il 52% in meno rispetto alla media del periodo (224,8 mm/mq) con diminuzione anche dei giorni di pioggia, passati da 15 a 11.


La stagione primaverile, era caratterizzata dal predominio anticiclonico in cui si alternava quello delle Azzorre e quello Russo-Siberiano con flussi perturbati gelidi che interessavano a più riprese le regioni meridionali. Nell'area Padano-alpina la temperatura media (14,2°C) registrava l'incremento di quasi un grado rispetto alla media pluriennale; fenomeno che interessava in misura crescente sia Marzo (+0,1°C), che Aprile (0,3°C) e Maggio (2,3°C); parallelamente, ma con tendenza inversa, le precipitazioni registravano un 73% in meno e, precisamente: -100% a Marzo, -75% in Aprile, e -60% a Maggio.
Ecco quanto dichiarava il prof. S. Furia del Centro Geofisico Prealpino di Varese il 1 aprile (ad ormai 70 giorni di siccità): ”E’ ormai dal 1987 che assistiamo, tra inverno e primavera, a lunghi periodi siccitosi; ai quali, tuttavia, negli ultimi anni finisce per aggiungersi un’estate piovosa o comunque umida. Risalire alle cause del fenomeno non è cosa semplice, in quanto conosciamo troppo poco del clima che ha caratterizzato le epoche passate, quindi azzardare confronti non è scientifico. Possiamo invece affermare con precisione che i riscontri paleoclimatici, tipo carotaggi nel terreno o i cerchi formatisi di anno in anno nei tronchi delle piante, individuano due fattori storici che hanno sempre influenzato il clima: la terra e il sole. La prima, perché, attraverso le eruzioni vulcaniche emette polveri che schermano l’attività solare; il secondo, in quanto l’energia che raggiunge la crosta terrestre sotto forma di raggi, non è sempre la stessa. Basta una piccola variazione dell’uno o dell’altro fattore per modificare sensibilmente il clima sulla terra. Detto questo, nel corso degli ultimi decenni s’è aggiunto un terzo fattore: i gas-serra, insomma l’inquinamento prodotto soprattutto da impianti di riscaldamento, fabbriche automobili. Imprigionano il calore a terra e impediscono ai raggi solari, riflessi dal suolo, di liberarsi nell’atmosfera: “effetto serra” o anche “tropicalizzazione del clima”. E’ quest’ultima la causa determinante della siccità odierna? Non lo possiamo affermare, anche se il dubbio rimane”.

La classica “coda dell’inverno” si faceva sentire l'8 Aprile con una gelata notturna (-3,5°C) che bruciava le gemme di gran parte delle piante alla ripresa del ciclo vegetativo, a cui seguiva pioggia mista a neve due giorni dopo.
I due flussi perturbati di Aprile e i primi temporali di Maggio (di cui uno grandinigeno) dovuti all’interazione tra aria calda e umida di un promontorio di origine africano e aria umida e fresca atlantica, non colmavano la carenza idrica; infatti,a fine mese si attestava a – 423 mm/mq.
In compenso,  come accade ormai da qualche anno, la temperatura massima di Maggio raggiungeva i 30°C nella prima e nell'ultima decade, e il mese si chiudeva con una massima di 31,4°C.

La stagione estiva, iniziava con un Giugno torrido: 26,6°C la temperatura media (+5,5°C rispetto alla media pluriennale) e 36,5°C la massima assoluta, per via di una circolazione di origine sahariana convogliata sull’Italia dall’anticiclone sub-tropicale. La temperatura registrava valori superiori ai 30°C per ben 23 giorni, mentre la minima non scendeva al di sotto dei 20°C per ben 12 notti. Il responsabile di quest’anomalia climatica era l’anticiclone di matrice africana che, risalendo fino al centro Europa, stazionava sul Mediterraneo per oltre venti giorni.

 "Sabato 21 giugno alle 21:10 è iniziata l'estate astronomica – scriveva G. Della Bruna del Meteo Svizzera Locarno Monti.- Proprio in concomitanza con il primo giorno d'estate è stato segnato un nuovo record di temperatura: grazie ad una leggera tendenza favonica, a Locarno-Monti la temperatura massima ha raggiunto i 34,8 gradi. Si tratta della temperatura più alta mai misurata in giugno dal 1935, anno d'inizio delle registrazioni sistematiche.
Oltre alla massima, anche la temperatura media giornaliera è stata la più alta mai registrata in giugno, con 28,2 gradi. Questa è anche una delle medie giornaliere più alte in assoluto: solo in 5 casi la temperatura è risultata più alta: 3 volte nel luglio 1945 (21, 22 e 23 luglio, con rispettivamente 28.4, 28.7 e 29.7 gradi, quest'ultima il record assoluto) e 2 volte nel luglio 1983 (il 21 e il 29 luglio, entrambe con 28.7 gradi).
Pure la media mensile delle temperature massime è sulla buona strada per segnare un nuovo record, anche se dobbiamo aspettare la fine del mese per ufficializzarlo: dal primo al 21 giugno la media delle massime è stata di 30.8 gradi, mentre nel giugno 1945, detentore del record precedente, ci siamo fermati a 27.2 gradi.
Quest'ultimo dato è da ricondurre, oltre che all'intensità, alla durata della canicola, pure eccezionale: il 22 giugno è stato il quattordicesimo giorno tropicale del mese (un giorno si definisce "tropicale" se la temperatura massima è uguale o superiore ai 30 gradi). Il giugno 1945, citato più volte in precedenza e che alcuni ricorderanno, ha contato solo 4 giorni tropicali. Il record precedente risale soltanto al giugno 2002, con 7 giorni tropicali.
Basandoci sui dati fin qui elencati e considerando che anche le altre stazioni di rilevamento mostrano valori simili, possiamo tranquillamente affermare che il giugno 2003 è comparabile ai mesi di luglio più caldi mai misurati a sud delle Alpi.
La causa del caldo fuori stagione è una massa d'aria di origine subtropicale, che ristagna da settimane sulla nostra regione. La presenza di un anticiclone determina inoltre delle correnti discendenti, che comprimono e riscaldano ulteriormente l'aria, facendola anche seccare”.

A metà mese, un impulso d’aria fredda flagellava con violenti temporali grandigineni gran parte della Lombardia (103,8 mm/mq il 17/6 in 2 ore), ma come altri fenomeni simili verificatisi nell’ultima decade del mese, non risolvevano la carenza idrica che si protraeva da oltre 6 mesi (-447 mm/mq rispetto alla media pluriennale dal 1987). 
Luglio, il mese estivo per eccellenza, iniziava con un paio di temporali poco significativi per apporto di pioggia; infatti, a metà mese tutti i notiziari radio televisivi parlavano del fenomeno siccitoso dell'anno: il Lago Maggiore (a Leggiuno) a –115 cm rispetto al livello medio (141 m  s.l.m.),  il fiume Ticino a  -3,5 m sotto lo zero idrometrico al ponte coperto di Pavia, il fiume Po a –7,50 m sotto lo zero idrometrico al ponte della Becca, impossibilità di irrigare i campi di mais e risaie, black out elettrici per eccessivo uso dei condizionatori, centrali termoelettriche ferme perché impossibilitate a raffreddare le turbine, decine di incendi in molte regioni del centro sud della penisola. La seconda parte del mese registrava una nuova rimonta dell'anticiclone africano, temperature massime al di sopra dei 30°C, clima secco e afoso e un peggioramento della già precaria situazione irrigua, con conseguente razionamento dell'acqua potabile nei piccoli e grandi centri urbani e apertura dei bacini montani per dare un po' di refrigerio alle campagne assetate del Nord Italia.
Per via della frequente estensione verso le Alpi dell'anticiclone delle Azzorre, l'andamento climatico stagionale caldo e secco persisteva anche durante il mese di Agosto: caldo torrido per ben 24 giorni e solo 44,8 millimetri di pioggia (-74% rispetto alla media pluriennale) generati dai 5 fenomeni temporaleschi.

Nel convegno di Erice sulle "emergenze planetarie" il climatologo Pieter Trans del National Oceanic and Atmospheric Administration, Colorado, affermava: “Abbiamo analizzato gli ultimi duemila anni di storia del clima, i periodi più freddi e quelli più caldi. Ebbene, la seconda parte del 1900 è decisamente atipica. Non c’è nessun secolo precedente che mostri una tendenza così marcata all’aumento delle temperature: mediamente un grado in più che sta causando fenomeni insoliti. A chi attribuire tale incremento? Se dovessi quantificare con una cifra, direi che il 60% è colpa nostra, intendo dire delle attività energetiche, industriali, agricole, eccetera; il restante 40% da cause naturali come le variazioni di energia del Sole e il cosiddetto vento solare, un flusso di particelle che arriva sulla Terra e influenza il nostro campo magnetico e, di conseguenza anche l’atmosfera”.

"Il tempo violento appare come un segno verso la tropicalizzazione del clima, lo spostamento dei climi del Nord Africa verso l’Europa – spiegava Guido Visconti, fisico dell’atmosfera dell'Università dell'Aquila. - Questa ipotesi, prima solo teorica, ora è avvalorata da indicazioni secondo le quali le zone tipiche della fascia tropicale ricche di aria umida in arrivo all’Equatore risultano sempre più spostate verso nord. Quindi situazioni climatiche tipiche della Libia le ritroviamo alle nostre latitudini e il Mediterraneo, un mare chiuso che diventa di conseguenza più caldo, rischia di assomigliare sempre più al Mar dei Caraibi”.

Di parere alquanti diversa l'opinione di Franco Prodi, direttore dell’Istituto della Scienza dell'Atmosfera e del Clima del CNR. “L’estate che viviamo è indubbiamente anomala – diceva Prodi - perché abbiamo avuto giugno e luglio molto caldi. Vediamo delle anomalie, ma niente di più. E tra queste notiamo anche la tendenza alla nascita di formazioni temporalesche con caratteristiche da uragano nel Mediterraneo. Il clima ha sempre presentato dei cicli e quello della Penisola, ad esempio nel Medioevo, era più surriscaldato rispetto ad oggi. Poi sono seguiti periodi più freddi e adesso andiamo verso la fine di un’altra fase calda. Da tre secoli l’uomo influisce sull’ambiente ma quanto sia il peso del suo intervento nessun scienziato è per ora in grado di dirlo”.


La carenza di pioggia persisteva durante la stagione autunnale, (-78% a Settembre, -57% in Ottobre e gran parte di Novembre, con un qualche recupero sul finire di quest'ultimo mese (211 mm ). Con riferimento alla temperatura, Settembre si caratterizzava per diversi fenomeni di Fohn (vento di caduta che scalda l'aria degli strati sottostanti), cielo limpido e un clima caldo e asciutto che esaltava i colori autunnali, Ottobre registrava un brusco abbassamento delle minime che, sul finire del mese andavano sotto zero, Novembre apportava le prime brinate all'inizio del mese, un clima uggioso nella seconda decade e piovoso nella terza decade.

Nel 2003 i giorni di pioggia (con almeno 0,1 mm/mq) risultavano 91 e la precipitazione più copiosa, pari a 113,3 mm/mq, si registrava il 27 Novembre.

Quanto agli episodi temporaleschi, che da alcuni anni manifestano una crescente violenza, ne venivano contati complessivamente 21 e alcuni si erano protratti per l'intera nottata o per tutta la giornata.

In relazione alle meteore, nell’anno meteorologico 2003 venivano registrati:


RISULTATI E COMMENTI

Di seguito vengono presentati e discussi i dati raccolti  durante l'anno meteorologico 2003, per ogni categoria di misura. Le figure riportano gli andamenti dei vari parametri meteorologici per l'anno 2003 e, in alcuni casi i dati annuali sono confrontati con quelli del periodo 1987-2002.

TEMPERATURA dell’aria
I dati riguardanti la temperatura dell'aria, espressi in gradi Celsius (°C), sono stati rilevati dalla lettura visiva trioraria (h 8.00 – h 14.00 – h 19.00) dei termometri di precisione (termometro a massima e termometro a minima); in assenza dell'operatore, gli stessi sono stati desunti dalla lettura dei tracciati dell'apparecchio registratore, il barotermoigrografo.
Con una temperatura media annuale di 14,11°C  (13,06°C quella del periodo dal 1987 al '02), il mese mediamente più caldo del 2003 risultava Giugno (media 26,6°C a fronte di una media pluriennale di 21,1°C);  la temperatura massima (37,5°C) era registrata l'11 Agosto, mentre la minima assoluta (-6,6°C) era stata misurata il 18 Febbraio.
Mentre su base annua si registrava un incremento medio di 1°C, con riferimento alle singole stagioni si osservava: -0,4°C in inverno,  +0,9°C in primavera, +3,7°C estate e -0,3°C in autunno.
L'escursione termica media annua risultava di 10,1°C con un valore massimo di 19,4°C registrato il 20 Marzo (come l'anno prima), fenomeno concomitante con una brinazione notturna (-0,0°C) ed un notevole riscaldamento diurno (19,4°C la temperatura massima), conseguente ad una giornata limpida e assolata.

UMIDITÀ relativa dell’aria
I dati dell'umidità relativa massima, minima e media sono stati ottenuti dalla lettura visiva dell'igrometro a capello posto in capannina o ricavati dalla lettura del tracciato del barotermoigrografo.
Il valore medio annuale risultava di 68,4% , quello medio mensile più alto spettava a Novembre (93%) in tandem con Dicembre (91,6%), mentre quello più basso (54,1 %) spettava a Maggio, mese interesato da frequenti fenomeni di Foehn. Il valore minimo assoluto (10%), legato al  vento di caduta dalle montagne che riscaldando l'aria rendendola molto secca, veniva misurato il 13 Marzo e 6 Aprile.
Mmostravano un andamento diverso dalla media: Maggio (-25%) e Novembre (+10%); il primo era caratterizzato da numerosi fenomeni di Foehn (15) e il secondo da 10 giorni di precipitazioni.

PRESSIONE atmosferica
I valori della pressione atmosferica massima, minima e media sono stati ottenuti dalla lettura visiva del barometro aneroide di fabbricazione SESTREL situato in appartamento o ricavati dalla lettura del tracciato del barotermoigrografo posto in capannina.
Il valore medio annuale risultava di 985,3 hPa (985,2 hPa la media pluriennale); con valori stagionali di  984,7 hPa in inverno, 986,8 hPa  in primavera, 984,1 hPa in estate e 985,8 hPa in autunno, mentre quello massimo (1001 hPa) era registrato in Febbraio e Marzo, mentre il minimo assoluto (957 hPa) veniva misurato il 4 Febbraio, fenomeno a cui seguivano 3 giorni di Foehn con raffiche di vento che in valle raggiungevano i 45,4 km/h.

PRECIPITAZIONI atmosferiche e pH
Le somme giornaliere di tutte le precipitazioni, dalle ore 00.00 alle ore 24.00, compresi i contributi di neve, grandine, nebbia rugiada e brina, portavano ad un totale annuo di 1005,5mm/mq , con un deficit del 38,9% rispetto alla media del periodo 1987-'02. Dal confronto dei dati mensili si rileva che Novembre (con i suoi 288,7 mm/mq), risultava il mese più piovoso, mentre era stato totalmente secco Marzo. Con riferimento ai valori stagionali, si registrava un deficit generalizzato, più marcato in primavera (-80%) e più contenuto in autunno (-20%).

Come già negli anni passati, presso la Stazione Meteorologica di Brebbia si continuava a misurare  il  pH delle precipitazioni; infatti, le gravi conseguenze ambientali prodotte dalle piogge acide, non sono da trascurare.  Il pH medio annuale del 2003 risultava di 4,81  a fronte di una media pluriennale di pH 4,60 (periodo 1987-'02).  In relazione ai valori minimi (intorno a pH 3,00), che negli ultimi decenni hanno prodotto allarmismi di un certo rilievo per i danni sui diversi ambienti naturali e sui manufatti della nostra civiltà, quelli del 2003 risultavano prossimi a pH 3,5 e, precisamente: pH 4,06 il valore più basso misurato in un campione di pioggia di 4,6 mm il 12 Aprile e pH 4,14 il 23 Novembre in un campione di 3,5 mm di pioggia; per contro, il valore più alto (pH 7,39) veniva misurato il 30 Aprile in un campione di 8,5 mm.

NUVOLOSITÀ
I dati della nuvolosità del cielo, espressa in ottavi di cielo coperto e rilevati tre volte al giorno (alle h 8.00, h 14.00 e h 19.00), mediante osservazioni visive dirette, indicavano per il 2000: 149 giorni di cielo sereno o poco nuvoloso (da 0 a 2/8), 93 giorni di cielo coperto o molto nuvoloso (da 7 a 8/8) e 124 giorni variabili (da 3 a 6/8).
La nuvolosità media annuale risultava di 3,3 /8 valore leggermente inferiore a quello pluriennale (3,7 /8). Il maggior numero di giorni sereni era registrato in Agosto (20) e Marzo (19); al contrario, il mese di Dicembre '02 contava solo 3 giorni di cielo sereno e ben 18 giorni di cielo coperto.

INSOLAZIONE
L'insolazione esprime i minuti di effettiva visibilità del Sole, quelli in cui l'astro riscalda la superficie del Pianeta e, così facendo, incide una striscia di cartoncino posta nell'eliofanografo.
Nell’anno 2003 la media annuale risultava di 11816 minuti, pari al 50,8 %, valore di oltre 7,4 punti in più rispetto alla media pluriennale (1987-'02) mentre, con riferimento ai valori stagionali, l'inverno faceva registrare un +3,6%, la primavera un +8,3%, l'estate un +14,1% e l'autunno un +3,7%. La media mensile maggiore spettava ad Agosto (73%), le variazioni mensili maggiori erano rilevate a Giugno (+17,2% ) e a Novembre (-10,6%), mentre il maggior valore giornaliero era misurato il 6 Febbraio (95%).
La media oraria annuale maggiore, pari a 55,8 minuti, veniva calcolata in Agosto tra le ore 11.00 e le ore 12.00 e superava di alcuni punti quella pluriennale, pari a 43,0 minuti.

VENTO
Analizzando la rosa dei venti a partire dal 1993, anno d'installazione dell'anemometro nella frazione di Brebbia Superiore, si è osservato che a Brebbia la provenienza del vento è prevalentemente settentrionale e, in corrispondenza di questa direzione si registra anche la maggiore velocità, mentre il massimo secondario spetta alle direzioni meridionali. Questa dualità è dovuta all'alternanza della brezza di monte e della brezza di valle, con un contributo alle provenienze settentrionali da parte del Foehn e delle perturbazioni atlantiche incanalate nelle Alpi.
I dati dell'anno del 2003 non si discostavano molto da quelli pluriennali: 4,4 km/h la velocità media annuale e direzione prevalente da N con una seconda componente da SSW. Il mese più ventoso risultava Aprile, mentre la massima raffica: 48 km/h veniva registrata l'8 Ottobre, in prima mattinata, durante un temporale