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Archivio : Anno meteorologico 2002 a Brebbia

Col 30 Novembre si è concluso l'anno meteorologico '02, iniziato il primo Dicembre 2001; tale scansione consente di formare un "inverno" ottenuto da un dicembre, un gennaio ed un febbraio contigui.
Le grandezze fisiche misurate e analizzate sono state diverse e, precisamente:

Nella tabella seguente sono riportati i principali valori medi annuali, confrontati con quelli del periodo 1987-2001:

GRANDEZZA meteorologica 2002 1987-2001
Temperatura dell’aria 12,9°C 13,1°C
Umidità relativa dell’aria 73,5% 77,3%
Pressione atmosferica 983,8 mbar 985,3 mbar
Velocità del vento 4,5 Km/h 5,2 Km/h
Direzione prevalente di provenienza del vento N NNE/SSW
Insolazione relativa 47,7% 43,0 %
Precipitazione atmosferica annuale 2380,7 mm/mq 1646,2 mm/mq
Nuvolosità 3,6 /8 3,7 /8

Si precisa, inoltre, che :

Come rilevato da esperti nazionali e internazionali, anche il 2002 confermava la tendenza al rialzo della temperatura e alla estremizzazione dei fenomeni meteorici.

La stagione invernale, a differenza di quella dell'anno precedente, risultava fredda e secca, come non se ne ricordava da decenni (bisogna risalire al 1921, diceva qualcuno, per trovare una situazione simile), con giornate limpide ma gelide. Ancora una conferma del clima un po' pazzerello degli ultimi decenni.
La temperatura media si manteneva quasi costantemente sotto zero, dal 10 dicembre 2001 al 20 gennaio 2002.

La variabilità climatica si sta estremizzando a causa dell’effetto serra. Può sembrare strano, - diceva il meteorologo Vincenzo Ferrara, responsabile del settore clima dell’ENEA – ma in un contesto di accertato surriscaldamento globale, anche le ondate di freddo, come quelle di calore, si accentuano. E’ confermato che il 2001, a livello globale, è stato il secondo anno più caldo dal 1880 (il record spetta al 1998). Inoltre emerge sempre più marcata la tendenza ad un allungamento della stagione estiva con un moltiplicarsi delle ondate di calore e ad un accorciamento di quelle invernali con episodi di freddo più intense del solito. La maggiore energia solare che rimane intrappolata nel Pianeta, accelera tutti i fenomeni atmosferici e si manifesta anche con una maggiore variabilità, sia nello spazio che nel tempo”.

Il nuovo anno meteorologico iniziava all’insegna del gelo, con alta pressione sul Centro Europa e venti gelidi in alternanza da Est e da Nord, temperatura rigida al Nord della Penisola e forti nevicate al Centro Sud. Nella seconda decade di Dicembre il flusso di aria siberiana si intensificava e arrivavano sulla Pianura Padana i primi fiocchi di neve (0,5 cm nella notte tra il 13 e il 14). Tale circolazione persisteva per tutto il mese e i primi 20 giorni di Gennaio per via del consolidamento di un'area anticiclonica sul Nord Europa che assicurava giornate limpide ma molto fredde, temperature minime costantemente sotto zero (–9,5°C il valore minimo), secco sempre più accentuato e primi incendi sulle Prealpi.
A metà gennaio si registrava una persistente siccità che durava già da 50 giorni, torrenti in secca, il livello del Lago Maggiore a 192,78 m, il Lago di Comabbio e parte del Lago di Varese ghiacciati, il livello del fiume Po a – 5 m rispetto al valore medio, freddo intenso, inversione termica su gran parte della Pianura Padana, forte accumulo di inquinanti nell'aria e circolazione a targhe alterne in gran parte delle città del Nord.
I 25 mm/mq di precipitazione caduti nell'ultima decade di gennaio mitigavano le rigide temperature e interrompevano quasi 60 giorni di secco.
A confermare una stagione invernale anomala, venivano smentiti i classici "giorni della merla"; infatti, le temperature minime si attestavano su valori al di sopra dello zero. Ne era responsabile una nuova area anticiclonica di origine africana che, estendeva un promontorio sulla regione Padano alpina, favoriva la risalita di aria mite dal Mediterraneo, mentre, di contro, violentissime bufere di vento, pioggia e neve colpivano la Scozia, la Germania, la Polonia e il mar Baltico.

La prima decade di Febbraio si caratterizzava per giornate nebbiose e uggiose, ma si concludeva con una circolazione da Ovest e un fronte perturbato che asicurava poco più di 60 mm/mq di pioggia. Seguiva una nuova fase anticiclonica di origine africana che, con la festa di S. Valentino sembrava volesse anticipare la primavera. Una seconda fase perturbata, più intesa della precedente (93 mm/mq di pioggia), ma non del tutto risolutiva del deficit idrico, si registrava a metà mese, con la caduta di alcuni centimetri di neve (51 cm a sul Campo die Fiori e 15 cm a Varese), che mandavano a monte tutte le manifestazioni del carnevale ambrosiano.
Seguiva una nuova fase anticiclonica caratterizzata da un forte cuneo di alta pressione (1034 hPa) sul Medio Atlantico e profonda depressione (954 hPa) sulla Scandinavia, con intense correnti da Nord-NW, violente ondate di Foehn sul versante sottovento e nuova ondata di cattivo tempo al Centro-sud. 

La temperatura media stagionale risultava di 2,21°C, un grado e mezzo inferiore alla media pluriennale; il 6 Dicembre risultava il giorno più caldo (18,5°C) della stagione, seguito dal 10 Febbraio con 15,4°C (22,8°C il record del 15/2/1990), mentre la minima assoluta: –9,5°C si registrava il 2 Gennaio (–10°C il record del 14/2/1991 e 5/1/1993). 
Le precipitazioni risultavano pari a 181,6 millimetri per metro quadro, vale a dire il 19% in meno rispetto alla media del periodo (225,2 mm/mq) con notevole riduzione dei giorni di pioggia (passati da 15 a 9); alla carenza di Dicembre e Gennaio suppliva Febbraio con un 97,4% in più. Analogo andamento registravano le temperature medie: due gradi e mezzo in meno per i primi due mesi e un incremento di 0,7°C a Febbraio, fenomeno che si ripeteva da qualche anno e che qualcuno sottolineava come un anticipo della primavera astronomica.

La stagione primaverile, registrava una temperatura media di 13,5°C, con un modesto incremento rispetto alla media pluriennale e, parallelamente, un 60% in più di precipitazioni, concentrate prevalentemente nel mese di Maggio (+ 228%). In particolare, mentre Marzo con i suoi 5 giorni di pioggia accumulava 71,3 mm/mq (media di 81,2 mm/mq), Aprile registrava un deficit del 67%, mentre Maggio splafonava con ben 546,3 mm/mq di pioggia.
La “coda dell'inverno” si faceva sentire il 26 Marzo (-0,5°C) e il primo Aprile con una minima di 1,6°C.

Nel corso della stagione si susseguivano cinque flussi perturbati: prima decade di Marzo, seconda decade di Aprile, prima e ultima decade di Maggio, prima decade di Giugno.
Il primo flusso interrompeva, ma non esauriva, il lungo periodo siccitoso invernale; infatti, sui laghi lombardo-veneti si registrava allarme per il basso livello dell'acqua, la capacità del Brenta si riduceva da 95 a 32 metri cubi al secondo mentre il livello del Po registrava a Cremona 632 centimetri sotto lo zero idrometrico.

Sarebbe sbagliato colpevolizzare soltanto l’inverno. – affermava il colonnello Mario Giugliacci, del centro meteo Epson – I fattori determinanti sono tre: un autunno avaro di piogge; un inverno caratterizzato da appena tre perturbazioni, il 24 gennaio, il 6 e il 10 marzo, contro le 15 che ci si aspetterebbe dalla stagione; infine, una primavera accompagnata finora soltanto da due modeste perturbazioni. Senza dimenticare che in questo periodo la portata dei fiumi dipende per metà dalla pioggia e per l’altra metà dalla fusione delle nevi alpine. Considerato anche che è nevicato poco, è facile trarre le conclusioni”.

Con la seconda decade di Marzo, un promontorio anticiclonico di origine africano e diversi fenomeni di Foehn (oltre 10) preannunciavano un inizio anticipato della primavera, dando vita a giornate limpide, soleggiate e luminose con notevole rialzo termico: 26,1°C la massima del giorno 20.
Seguiva una circolazione da Est con venti di bora al Nord che si riversavano sulla pianura Padano-veneta e fino all’Emilia, mentre sul resto dell’Italia soffiavano un caldo vento di scirocco richiamato da un centro ciclonico posto in prossimità delle Baleari. Al Nord la temperatura massima subiva un brusco abbassamento di 10-11 gradi e le magliette estive venivano prontamente sostituite da giacconi e cappotti.

Il lungo flusso perturbato di Aprile (circa 10 giorni), non apportava molta pioggia ed era seguito dall'instaurarsi su tutta l'Europa di un nuovo promontorio anticiclonico che generava diversi fenomeni di Foehn e un nuovo rialzo termico con temperatura massima oltre i 25°C.

Molto violento e intenso risultava il flusso perturbato della prima decade di Maggio: nella sola giornata del 3 si registravano 257,6 mm/mq di pioggia, 233mm/mq (visualiza le pagina degli eventi) dei quali si concentravano tra le ore 2:30 e le ore 12:30. Il fenomeno tropicale che colpiva in particolar modo il Varesotto, l'Alto-milanese, i territori di Verbania e Novara, portava al rapido ingrossamento dei corsi d'acqua che tracimavano in più punti: la massiccia esondazione del torrente Boesio allagava il Presidio Ospedaliero di Cittiglio (prontamente evacuato), i paesi di Maccagno, Pino Maggiore e Tronzano venivano isolati da una frana caduta sulla statale 394, l'autostrada dei laghi veniva chiusa all'altezza di Castronno per lo straripamento di un altro torrente, il fiume Olona rompeva gli argini a Nerviano e Poliano, la località Piona di Brebbia era allagata dall'esondazione del fiume Bardello, la località vicina all'Abbazia di Sesto Calende era allagata dallo straripamento del torrente Lanza, le Ferrovie Nord interrompevano la linea Milano-Varese–Laveno per allagamento.
Il mese si chiudeva con un secondo flusso perturbato che apportava ancora 80 mm/mq di pioggia, ma abbastanza diluiti nel tempo.
Il flusso della prima decade di giugno (77 mm/mq) risultava particolarmente violento per la Valle D'Aosta, Piemonte e Trentino Alto Adige.
La stagione si chiudeva con la terza e piuttosto violenta ondata di calore che prostrava tutta la Penisola: temperature fino a 37°C e umidità dal 50 all'85% nell'area padana; il periodo si protraeva ininterrottamente per 10 giorni e causava disagio diffusa ed emergenza nei centri urbani (come Milano), per colpi di calore e inquinamento atmosferico dovuto al superamento delle soglie di attenzione per l'ozono e le polveri sottili (Pm10).

I picchi di caldo e di freddo e gli eventi estremi diventeranno molto più probabili. Dobbiamo aspettarci sempre più spesso inverni gelati o anche molto caldi e sempre meno stagioni normali”- affermava il prof. Stefano Tibaldi, docente di meteorologia e climatologia all’università di Bologna, direttore del servizio meteorologico (MET) dell’Agenzia per l’Ambiente dell’Emilia Romagna.

Il fenomeno che caratterizzerà anche le stagioni estive si spiega con l’estremizzazione termica che provoca un aumento degli sbalzi della colonnina di mercurio e tende ad accorciare estate e inverno” spiegava il climatologo dell’ENEA Vincenzo Ferrara. “Avremo estati e inverno sempre più brevi. Del resto - continua Ferrara – il 2001 è stato un anno anormale con temperature molto elevate: ottobre, a livello mondiale, è stato il più caldo degli ultimo 120 anni”.

Se analizziamo, numeri alla mano, – scriveva la dott.ssa Alessandra Ribaldone del Centro Geofisico Prealpino di Varese - gli episodi di piogge brevi con intensità superiore a 20 millimetri l’ora, notiamo che si passa dai due episodi l’anno degli anni ’70 a un crescendo di eventi che diventano mediamente 5 negli anni ’80 e 9 negli anni ’90”.
L'aumento dei picchi, secondo gli esperti, si spiega con l'incremento delle temperature globali dell'atmosfera.

L’atmosfera è un serbatoio di energia termica – traduceva Simone Abelli meteorologo del centro milanese Epson – se il calore di questo serbatoio aumenta, i fenomeni associati diventano più violenti ed estremi, i cicloni ne sono un esempio. Una delle cause dell’aumento della temperatura è la crescita dei gas dell’atmosfera che tengono intrappolato il calore e non lo disperdono nello spazio. Le ondate di grande caldo e di grande freddo rappresentano l’effetto estremo”.

Nell’area mediterranea, e quindi anche nel nostro Paese, ci sarà verso fine secolo un aumento della temperatura di circa 3 gradi, – diceva il meteorologo Vincenzo Ferrera -  che comporterà uno spostamento degli ecosistemi verso Nord di circa 200-400 chilometri. Si intravede nel contempo un’intensificazione della siccità e dell’aridità dei terreni al Sud e spostamento di ulivi, viti e agrumi a settentrione, fino in Germania, ma anche un aumento degli episodi di piogge intense al Nord, con il moltiplicarsi delle alluvioni e del dissesto idrogeologico”.

La stagione estiva, risultava alquanto anomala: ben quattro vortici ciclonici si avvicendavano sull'Europa, con piogge torrenziali un po' ovunque (+ 24% circa rispetto alla media pluriennale) e temperatura media invariata, per via dell'incremento di due gradi e mezzo a Giugno, riduzione di un grado a Luglio e uno e mezzo circa ad Agosto.
 La prima onda perturbata (77,3 mm/mq di pioggia) interessava la prima decade di Giugno. A questa  seguiva un anticiclone di matrice africana con forte rialzo termico e temperatura oltre i 30°C per 10 giorni; 34,6°C la massima del 23/6/02, mentre chiudeva il mese un secondo periodo perturbato (49,7 mm/mq di pioggia).
  Durante la prima metà di Luglio il nostro territorio era interessato da una nuova area ciclonica che insisteva con abbondanti precipitazioni (167,7 mm/mq) per diversi giorni al Centro-nord, a cui seguivano venti da Nord con ritorno del bel tempo e temperature intorno ai 30° C sulla Pianura Padana e la formazione di un nuovo profondo ciclone responsabile di piogge torrenziali e allagamenti al  Centro-sud (Marche, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria).
 Il mese di Agosto non si discostava dai primi due: nella prima metà del mese, infatti, una profonda area depressionaria stazionava per più giorni sul centro Europa con piogge torrenziali al nord Italia (169 mm/mq – chicchi di grandine fino a quasi sette etti e trombe d'aria colpivano il Bresciano, la zona del Lago di Garda e il Vicentino) e piogge alluvionali in Austria, Repubblica Ceca, e Germania che causavano l'esondazione dei fiumi Moldava a Praga, Elba a Dresda e Danubio. Nella seconda metà del mese, a seguito dell'estensione dell'anticiclone delle Azzorre verso Nord, a partire dalle isole Baleari, prendeva corpo un secondo ciclone che interessava con violenti temporali il Centro-nord (67,7 mm/mq) e successivamente, muovendosi lentamente in direzione Nord-Ovest  Sud-Est, si portava sul Centro-Sud con violenti temporali e piogge torrenziali che colpivano le Marche, il Lazio, l’Abruzzo, la Campania, la Basilicata e la Puglia.
Tutti i quotidiani davano risalto ai macroscopici fenomeni che caratterizzavano la stagione: "Distrutti vigneti e frutteti, azzerati i raccolti in Lombardia, Veneto e Friuli", "Grandine e trombe d'aria flagellano il Nord", "Notte di paura sul Garda, si blocca Linate", "La magica Praga divorata dall'acqua", "E adesso gli occhi sono puntati sul Danubio che non è più blu", "Trombe d'aria e disastri su mezza Italia", "Diecimila fulmini in soli tre giorni", "Non pioveva così da 40 anni – Ecco l’estate che non c’è".

 “Il problema – commentava il meteorologo del centro Epson di Milano, Simone Abelli – è che quest’anno non stiamo vivendo la classica estate dell’area mediterranea. Quello che manca va ricercato nel grande assente  di questi mesi: l’anticiclone delle Azzorre, vale a dire quell’area di alta pressione che solitamente d’estate si estende dall’Atlantico verso il Mediterraneo e che garantisce periodi prolungati di tempo stabile e soleggiato. Ormai è da settimane che dell’anticiclone non c’è traccia, l’ultima volta è comparso a Giugno, quando si trasformò ben presto in alta pressione africana, portando caldo eccezionale. Tolta questa barriera succede di tutto: l’aria africana risale agilmente fino al Centro e alle isole mentre quella atlantica entra senza difficoltà in Europa. L’Italia, così, nel bel mezzo di due attacchi”.

L’andamento dei fenomeni climatici non è più normale; affermava il prof. Salvatore Furia del Centro Geofisico Prealpino di Varese - anzi, questi tendono progressivamente ad estremizzarsi. Stiamo assistendo ad un lento, ma inesorabile cambiamento di tutti i parametri meteorologici, dalla temperatura (che in 37 anni è cresciuta di mezzo grado), all’umidità (che in Lombardia segue ormai un andamento “zigzante”); dalle precipitazioni che non sono più uniformi, alla vorticità, il parametro che determina la violenza di un temporale”.

Nel convegno di Erice sulle “Emergenze planetarie”, il climatologo Pieter Trans del National Oceanic and Atmospheric Administration, Colorado, affermava: “Abbiamo analizzato gli ultimi duemila anni di storia del clima, i periodi più freddi e quelli più caldi. Ebbene, la seconda parte del 1900 è decisamente atipica. Non c’è nessun secolo precedente che mostri una tendenza così marcata all’aumento delle temperature: mediamente un grado in più che sta causando fenomeni insoliti. A chi attribuire tale incremento? Se dovessi quantificare con una cifra, direi che il 60% è colpa nostra, intendo dire delle attività energetiche, industriali, agricole, eccetera; il restante 40% da cause naturali come le variazioni di energia del Sole e il cosiddetto vento solare, un flusso di particelle che arriva sulla Terra e influenza il nostro campo magnetico e, di conseguenza anche l’atmosfera”.

Il tempo violento di questi giorni appare come un segno verso la tropicalizzazione del clima, lo spostamento dei climi del Nord Africa verso l’Europa – spiegava Guido Visconti, fisico dell’atmosfera dell’Università dell’Aquila. - Questa ipotesi, prima solo teorica, ora è avvalorata da indicazioni secondo le quali le zone tipiche della fascia tropicale ricche di aria umida in arrivo all’Equatore risultano sempre più spostate verso nord. Quindi situazioni climatiche tipiche della Libia le ritroviamo alle nostre latitudini e il Mediterraneo, un mare chiuso che diventa di conseguenza più caldo, rischia di assomigliare sempre più al Mar dei Caraibi”.

Di parere alquanti diversa l'opinione di Franco Prodi, direttore dell'Istituto della scienza dell'atmosfera e del clima del CNR. “L’estate che viviamo è indubbiamente anomala – diceva Prodi- perché abbiamo avuto giugno e luglio molto caldi (almeno al sud) ed ora si assiste ad una sorta di riequilibrio spostato verso l’estremo opposto. Ma guardando statisticamente ciò che accade non si può dire che si tratti di manifestazioni straordinarie o eccezionali. Vediamo delle anomalie, ma niente di più. E tra queste notiamo anche la tendenza alla nascita di formazioni temporalesche con caratteristiche da uragano nel Mediterraneo. Il clima ha sempre presentato dei cicli e quello della Penisola, ad esempio nel Medioevo, era più surriscaldato rispetto ad oggi. Poi sono seguiti periodi più freddi e adesso andiamo verso la fine di un’altra fase calda. Da tre secoli l’uomo influisce sull’ambiente ma quanto sia il peso del suo intervento nessun scienziato è per ora in grado di dirlo”.


La stagione autunnale, iniziava con un vortice ciclonico che, nella prima decade di Settembre convogliava verso la Pianura Padana un flusso temporalesco abbastanza violento con pioggia e diversi nubifragi. Seguiva una fase di stabilità con aria dai quadranti settentrionali e un primo abbassamento della temperatura. La seconda metà del mese era caratterizzata da una profonda depressione sul Golfo di Genova con piogge torrenziali, nubifragi allagamenti, trombe d'aria ed esondazione di diversi torrenti. Ancora poco, comunque, rispetto a quanto sarebbe successo nella seconda metà di novembre: prima l'Italia settentrionale (in particolare la Lombardia) e successivamente il Centro-sud veniva interessato da piogge persistenti e torrenziali (638 mm in 16 giorni), con esondazione di quasi tutti i corsi d'acqua, allagamenti diffusi (in particolare nella zona di Monza, Lodi e Pordenone con acqua al secondo piano delle abitazioni) e caduta di frane in provincia di Sondrio e Bergamo (4000 sfollati); causava tutto questo una profonda depressione sulla Isole Britanniche che estendeva una saccatura verso Sud, fino a raggiungere le coste del Marocco, richiamando, per diversi giorni, un flusso di aria molto umida e perturbata da Sud-Ovest verso la barriera alpina.
Nei mesi di Ottobre e Novembre la nostra Penisola era interessata da altri due fenomeni naturali sconvolgenti: il terremoto che colpiva in particolare il Molise (30 decessi) e l'eruzione dell'Etna con annessi fenomeni sismici che colpivano in particolare la provincia di Catania.
Il mese di Ottobre si caratterizzava per un clima prevalentemente anticiclonico e asciutto, mentre al di là delle Alpi profonde saccature transitavano dall'Atlantico verso Est; in questa fase di stabilità la stagione esaltava i colori dell'autunno.

Nel 2002 i giorni di pioggia sono risultavano 123 e la precipitazione più copiosa, pari a 257,6 mm/mq, si registrava il 3 Maggio (in 24 ore).

Quanto agli episodi temporaleschi, che da alcuni anni manifestano una crescente violenza, ne venivano contati complessivamente 39 (di cui due accompagnati dalla grandine) e alcuni si erano protratti per l'intera nottata o per tutta la giornata.

In relazione alle meteore, nell’anno meteorologico 2002 venivano registrati:


RISULTATI E COMMENTI

Di seguito vengono presentati e discussi i dati raccolti  durante l'anno meteorologico 2002, per ogni categoria di misura. Le figure riportano gli andamenti dei vari parametri meteorologici per l'anno 2002 e, in alcuni casi i dati annuali sono confrontati con quelli del periodo 1987-2001.

TEMPERATURA dell’aria
I dati riguardanti la temperatura dell'aria, espressi in gradi Celsius (°C), sono stati rilevati dalla lettura visiva trioraria (h 8.00 – h 14.00 – h 19.00) dei termometri di precisione (termometro a massima e termometro a minima); in assenza dell'operatore, gli stessi sono stati desunti dalla lettura dei tracciati dell'apparecchio registratore, il barotermoigrografo.
Con una temperatura media annuale di 12,88°C  (13,08°C quella del periodo dal 1987 al '01), il mese mediamente più caldo del 2002 risultava Giugno (media 23,5°C a fronte di una media pluriennale di 21°C;  la temperatura massima (34,6°C) era registrata il 23 Giugno, mentre la minima assoluta (-9,5°C) era stata misurata il 2 Gennaio.
Mentre su base annua si registrava un incremento medio di 0,2°C, con riferimento alle singole stagioni si osserva: -1,4°C in inverno,  +0,2°C in primavera, nessuna variazione in estate e -0,3°C in autunno.
L'escursione termica media annua risultava di 9,6°C con un valore massimo di 21,6°C registrato il 20 Marzo, dovuta ad un fenomeno di Foehn nel corso della mattinata che portava la temperatura a 26,1°C.

UMIDITÀ relativa dell’aria
I dati dell'umidità relativa massima, minima e media sono stati ottenuti dalla lettura visiva dell'igrometro a capello posto in capannina o ricavati dalla lettura del tracciato del barotermoigrografo.
Il valore medio annuale risultava di 73,5% , quello medio mensile più alto spettava a Novembre (87%), mentre quello più basso (62,3 %) lo registrava Marzo e Aprile, mesi interesati da frequenti fenomeni di Foehn. Il valore minimo assoluto (7%), legato al  vento di caduta dalle montagne che riscaldando l'aria rendendola molto secca, veniva misurato alle ore 14.00 del 27 Aprile.
I mesi che registravano un andamento che si discostava sensibilmente dalla media pluriennale, risultavano Dicembre '01 (-15%) e Novembre (+3,5%); il primo mese era caratterizzato da siccità e numerosi fenomeni di Foehn (8) e il secondo da 16 giorni di pioggia.

PRESSIONE atmosferica
I valori della pressione atmosferica massima, minima e media sono stati ottenuti dalla lettura visiva del barometro aneroide di fabbricazione SESTREL situato in appartamento o ricavati dalla lettura del tracciato del barotermoigrografo posto in capannina.
Il valore medio annuale risultava di 983,8 hPa (985,3 hPa la media pluriennale; con valori stagionali di  988,6 hPa in inverno, 982,2 hPa  in primavera, 983,3 hPa in estate e 982,3 hPa in autunno), mentre quello massimo (1003 hPa) era registrato il 9 e 10 Gennaio e quello minimo (965 hPa) il 16 Novembre.
L'escursione massima veniva calcolata il 31 Dicembre e 20 Febbraio (dalle h 8.00 alle ore 19.00) e risultava pari a + 11 hPa .

PRECIPITAZIONI atmosferiche e pH
Le somme giornaliere di tutte le precipitazioni, dalle ore 00.00 alle ore 24.00, compresi i contributi di neve, grandine, nebbia rugiada e brina, portavano ad un totale annuo di 2380,7mm/mq , con un incremento del 44,6% rispetto alla media del periodo 1987-'01. Dal confronto dei dati mensili si rilevava che Novembre, con i suoi 638 mm/mq, si dimostrava il mese più piovoso, mentre risultava carente di pioggia Dicembre '01 (solo 0,2 mm/mq). Con riferimento ai valori stagionali, la stagione più piovosa si confermava l'Autunno (933,8 mm/mq), seguita dalla Primavera (632,8 mm/mq).

Come già negli anni passati, presso la Stazione Meteorologica di Brebbia si continuava a misurare  il  pH delle precipitazioni; infatti, le gravi conseguenze ambientali prodotte dalle piogge acide, non sono da trascurare.  Il pH medio annuale del 2002 risultava di 4,51  a fronte di una media pluriennale di pH 4,61 (periodo 1987-'01).  In relazione ai valori minimi (intorno a pH 3,00), che negli ultimi decenni hanno prodotto allarmismi di un certo rilievo per i danni sui diversi ambienti naturali e sui manufatti della nostra civiltà, quelli del 2002 risultavano prossimi a pH 3,5 e, precisamente: pH 3,50 il valore più basso misurato in un campione di pioggia di 1,5 mm il 19 Aprile e pH 3,64 quello misurato in un campione di pioggia di 1,8 mm caduto dello stesso giorno, pH 3,58 il valore misurato in un campione di 0,8 mm il 16 Febbraio, pH 3,62 il valore misurato in un campione di 9,3 mm il 1 Marzo, pH 3,67 il valore misurato in un campione di pioggia di 0,1 mm il 22 Gennaio; per contro, il valore più alto (pH 8,74) veniva misurato 16 Novembre in un campione di 65 mm, in cui era presente anche della polvere sahariana.

NUVOLOSITÀ
I dati della nuvolosità del cielo, espressa in ottavi di cielo coperto e rilevati tre volte al giorno (alle h 8.00, h 14.00 e h 19.00), mediante osservazioni visive dirette, indicavano per il 2000: 149 giorni di cielo sereno o poco nuvoloso (da 0 a 2/8), 93 giorni di cielo coperto o molto nuvoloso (da 7 a 8/8) e 124 giorni variabili (da 3 a 6/8).
La nuvolosità media annuale risultava di 3,6 /8 valore leggermente inferiore a quello pluriennale (3,7 /8). Il maggior numero di giorni sereni era a favore di Dicembre '01 (21); al contrario, il mese di Novembre faceva registrare solo 5 giorni di cielo sereno e ben 17 giorni di cielo coperto.

INSOLAZIONE
L'insolazione esprime i minuti di effettiva visibilità del Sole, quelli in cui l'astro riscalda la superficie del Pianeta e, così facendo, incide una striscia di cartoncino posta nell'eliofanografo.
Nell’anno 2002 la media annuale risultava di 10731 minuti, pari al 47,7 %, valore di oltre 4 punti in più rispetto alla media pluriennale (1987-'01) mentre, con riferimento ai valori stagionali, l’inverno faceva registrare un incremento del 16,3%, la primavera del +2,9%, l'estate dell'1,0%, mentre l'autunno un decremento di 1,3%. La media mensile pluriennale maggiore spettava ad Agosto (57,3%), mentre le variazioni mensili maggiori spettavano a Dicembre ’01 (+29,3% ) e Novembre (-14,2%), mentre il massimo valore giornaliero veniva misurato il 23 Dicembre’01 (94%).
La media oraria annuale maggiore, pari a 50,5 minuti, era registrata a Dicembre '01, tra le ore 12.00 e le ore 13.00 e superava di diversi punti quella pluriennale, pari a 33 minuti.

VENTO
Analizzando la rosa dei venti a partire dal 1993, anno d'installazione dell'anemometro nella frazione di Brebbia Superiore, si è osservato che a Brebbia la provenienza del vento è prevalentemente settentrionale e, in corrispondenza di questa direzione si registra anche la maggiore velocità, mentre il massimo secondario spetta alle direzioni meridionali. Questa dualità è dovuta all'alternanza della brezza di monte e della brezza di valle, con un contributo alle provenienze settentrionali da parte del Foehn e delle perturbazioni atlantiche incanalate nelle Alpi.
Con riferimento ai dati disponibili, si rilevava che il mese mediamente più ventoso risultava Maggio (5,2 km/h media mensile), mentre il maggior valore medio giornaliero (18 km/h) era registrato il 28 Giugno con direzione di provenienza NNE.