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Archivio : Anno meteorologico 2000 a Brebbia

Col 30 Novembre si è concluso l'anno meteorologico '00, iniziato il primo Dicembre 1999; tale scansione consente di formare un "inverno" ottenuto da un dicembre, un gennaio ed un febbraio contigui.
Le grandezze fisiche misurate e analizzate sono state diverse e, precisamente:

Nella tabella seguente sono riportati i principali valori medi annuali, confrontati con quelli del periodo 1987-1999:

GRANDEZZA meteorologica 2000 1987-1999
Temperatura dell’aria 13,4°C 13,0°C
Umidità relativa dell’aria 76,3% 77,3%
Pressione atmosferica 984,9 mbar 985,5 mbar
Velocità del vento 3,4 Km/h 1,4 Km/h
Direzione prevalente di provenienza del vento NNW NNW
Insolazione relativa 44,9% 41,8 %
Precipitazione atmosferica annuale 2096,6 mm/mq 1654,5 mm/mq
Nuvolosità 3,6 /8 3,7 /8

Si precisa, inoltre, che :

Come rilevato da esperti nazionali e internazionali, tra i quali il prof. Salvatore Furia del Centro Geofisico Prealpino di Varese, anche il 2000 confermava la tendenza, iniziata oltre un decennio fa, al rialzo della temperatura e alla estremizzazione dei fenomeni meteorici.

La stagione invernale del Varesotto e di gran parte della Pianura Padana era particolarmente secca con frequenti fenomeni di Foehn e temperature minime piuttosto rigide. Dopo i 4 mm di pioggia del 28 Dicembre '99 (41,3 mm totali e pochi cm di neve il 26/12), la permanenza dell'anticiclone sul Nord-Ovest dell’Europa causava frequenti fenomeni di Foehn, (vento di provenienza settentrionale che, per un complesso effetto fisico, in cima alle montagne è freddo e, man mano che scende si riscalda) e assenza di precipitazioni per ben 62 giorni.
Come era prevedibile, la prima precipitazione (6 mm il 29 febbraio) risultava particolarmente acida: pH 3,36 a Varese e pH 3,55 a Brebbia, valore paragonabile ad un buon aceto da cucina. Dalla metà degli anni '80 le precipitazioni atmosferiche tendono a concentrarsi in periodi sempre più brevi, per poi scaricarsi in maniera anche violenta. E così, l'aria accumula inquinanti che, alla prima occasione, rendono la pioggia più acida del consueto (pH 5,6 valore normale), con ripercussioni ancora non del tutto note sul manto vegetativo e manufatti della nostra civiltà.

L'ultima decade di Gennaio si caratterizzava per temperature minime particolarmente fredde (- 9,8°C il 26/01/200 a Brebbia e – 27°C a Livigno), per una circolazione dai Balcani che portava abbondanti nevicate al centro e sud Italia, fino ad imbiancare anche le isole Eolie.
Un fenomeno che non avveniva da diversi anni, interessava il Lago di Varese: esso ghiacciava in parte, attirando un gran numero di curiosi e pattinatori. Sempre in questo mese, secco ma molto freddo, un po’ tutta l'Italia veniva interessata dal fenomeno insolito della caduta di meteore di ghiaccio: ad Ancona, il sig. M. Giunchi veniva colpito da un grosso blocco del peso di 750 grammi, mentre un medico milanese ne vedeva cadere uno mentre parcheggiava e un automobilista del bolognese sporgeva denuncia all'assicurazione per la caduta di un blocco di ghiaccio sul parabrezza della sua Y 10.
Sul fenomeno, verificatosi anche in Spagna e negli Stati Uniti si formulano le ipotesi più disparate: superchicchi di grandine originati da particolari condizioni naturali ad alta quota, raro fenomeno atmosferico provocato da eccezionali condizioni meteorologiche, blocchi di ghiaccio staccatisi dalle ali degli aerei, strati di acqua ghiacciata causati da cattiva tenuta del bocchettone di scarico delle toilette degli aerei, frammenti di cometa.

A causa della prolungata assenza di pioggia, nel mese di Febbraio, la qualità dell'aria dei centri urbani risultava più volte a rischio e venivano pubblicate ordinanze di chiusura al traffico dei centri storici; Il 28 Febbraio, a Varese, la centralina di via Manin e quella di viale Milano registravano 84 e 154 microgrammi di polveri sottili, l'ultimo dei quali risultava tre volte superiore a quello considerato normale.

La temperatura media invernale risultava inferiore di 0,3°C rispetto alla media del  periodo 1987-'99 (3,59°C), con una diminuzione di 0,7°C in Dicembre e –1,2°C a Gennaio, ma decisamente positiva a Febbraio (+0,9°C). Un insolito balzo termico si registrava a Gennaio: - 3°C ore 24.00 del 17.01.2000 ; +18°C ore 1.00 del 18.01.2000.

La siccità invernale si protraeva per gran parte del mese di Marzo (piovosità dell'80 per cento inferiore alla media, mentre la temperatura subiva delle impennate tali da anticipare la fioritura di ciliegi e camelie; infatti, il 9 e 10 marzo la colonnina di mercurio registrava  26 e 25°C.
"Si tratta sicuramente di una temperatura record – spiegava il colonnello Mario Giugliacci – anche se negli ultimi cinquant’anni il termometro ha raggiunto i 25 gradi in marzo per ben quattro volte, ma tutte negli anni Novanta, e ciò fa supporre una linea di tendenza: nel ’90, nel ’93, nel ’97 e quest’anno. Comunque, non è mai avvenuto così presto come il 9 del mese, e questo è quindi un fatto eccezionale”. Le cause? “Il fenomeno- proseguiva Giugliacci – è dovuto principalmente al Fohn, il vento che si riscalda progressivamente nel discendere il nostro versante alpino”.

La prima ondata di maltempo, con circolazione da Ovest e successivamente da Sud-Ovest si registrava nell'ultima decade di Marzo (primo temporale alle ore 15.15 del giorno 26) e si protraeva per tutto il mese di Aprile (86% in più di pioggia rispetto alla media, solo 6 giorni di sereno, temperatura media di 13,1°C e una minima di 0°C il giorno 8), e Maggio (11% in più di pioggia – circa 10 fenomeni temporaleschi per via di un incremento di temperatura che per 14 giorni superava i 30 °C ). Il 17 Aprile risultava una giornata dalle caratteristiche invernali con vento freddo e pioggia torrenziale (71 mm) mentre il mese di Maggio passava agli archivi come un mese caldo, con temperature estive; la temperatura media risultava di 19,2 °C, superava di un grado e mezzo la media pluriennale. Il responsabile di questa anomalia termica era un promontirio anticiclonico di matrice sub tropicale che favoriva la risalita in latitudine di aria umida e particolarmente calda.

La stagione primaverile consentiva, con un 41% di pioggia in più rispetto alla media, un recupero del deficit idrico invernale. L'elevata umidità e la forti escursioni termiche fra il dì e la notte, imponevano la riaccensione dei caloriferi e il riutilizzo degli abiti invernali.

La stagione estiva che molti meteorologici ed esperti davano come la più calda del secolo si dimostrava un flop climatico: caldo record a Giugno (+2,5°C la temperatura media e – 70% di pioggia), temperature invernali a Luglio (10,5°C il 12/7 e il 15/7,  -1,7°C la media mensile e  +128% di pioggia, di cui 139 mm/mq il 25/7), neve ed acquazzoni ad Agosto, per un totale di 405,4 mm/mq. Tre mesi caratterizzati dalla variabilità, con un anticiclone delle Azzorre che trovava difficoltà ad imporsi sui nostri cieli. “Invece di giungere entro Giugno, determinando un mese successivo secco e caldo, l’anticiclone si è esteso solo ai primi di Agosto e c’è rimasto sino a metà Settembre – dichiaravano i tecnici del C.G.P. - E’ stato comunque un fenomeno piuttosto debole, che ha spesso permesso infiltrazioni di aria fresca ed ha innescato qua e là episodi temporaleschi su tutta la regione”.

Quando si alternano fenomeni molto intensi come temperature molto alte e molto basse – diceva Gian Piero Maracchi del CNR – significa che il sistema è diventato instabile e si sta modificando il quadro climatico”. Sotto accusa per l’esperto sono le anomalie termiche degli oceani. “Non il Nino – dice – ma il Noa, North Atlantic Oscillation, che nell’ultimo periodo ha fatto registrare anomalie termiche sulla superficie del mare e anomalie della pressione e queste anomalie dell'Atlantico hanno influenzato il Mediterraneo e quindi il nostro Paese”.

Ah, la ragione è sempre la stessa, l’inquinamento. E non soltanto, si badi bene, l’inquinamento planetario, che ci arriva causato da altri. Anche il nostro. Mi spiego: mi vengono i brividi quando sento dire che non sono più le estati di una volta. Ma di volta in volta quando? Di trenta, quaranta o cinquant’anni? O magari di più? Allora il paragone è improponibile. Fino agli anni Sessanta del Novecento vivevamo in una cittadina di trentamila abitanti, davvero un piccolo capoluogo di provincia, con emissioni gassose parimenti adeguate. Oggi Varese conta 80mila abitanti, quindi la possiamo considerare una vera e propria “isola di calore”. E i boschi, il verde?, sono nella stessa quantità e qualità di allora? Conclusione – dice il prof. S. Furia del C.G.P. – vogliamo pretendere che tutto questo non abbia ricadute pesanti sul clima? La svolta verrà quando le emissioni nocive saranno ridotte a zero. Siamo ben lontani di tali obiettivo”.

Dopo un Settembre abbastanza mite che colorava i boschi di splendidi colori autunnali, con la prima decade di Ottobre si registrava un brusco abbassamento della temperatura (5°C la minima del giorno 8 e  11,5°C la massima del giorno 10). Un fronte freddo pilotato da una vasta circolazione depressionaria sul canale della Manica, a partire dal giorno 11, apportava sul Varesotto e l'Italia centro-settentrionale nuvolosità intensa e piogge diffuse. Il territorio veniva investito da correnti umide e calde di scirocco e da una bassa pressione che intensificavano i fenomeni.
Il Lago Maggiore, esondato già il 1° Ottobre a Laveno, dopo un lungo periodo di magra che aveva messo a dura prova la navigazione, esondava nuovamente il 13 Ottobre, e il 17/10 raggiungeva il livello massimo pari a 197,70 m slm (record del secolo), vale a dire +240 cm (30 cm in più della massima storica del 10 Ottobre 1868).
Per il fiume Olona, la massima piena (273cm) si registrava il 17-18 Novembre con esondazione a Legnano.

La stagione autunnale risultava, quindi, la più piovosa del secolo: 1062,3 mm contro una media di 530,5 mm (+121% in Ottobre e + 225% in Novembre).
Le precipitazioni autunnali, abbondanti oltre misura, erano dovute a diverse ondate di maltempo che, a partire dagli ultimi giorni di Settembre, si susseguivano fino al 21 Novembre:
- dal 29/9 al 3/10         169,4 mm di pioggia;
- dal 10/10 al 17/10     296,9 mm         “
- dal 3/11 al 9/11         124,1 mm         “
- dal 13/11 al 18/11     181,6 mm         “
- dal 21/11 al 25/11     91,3 mm           “
La più intensa e la più violenta colpiva le regioni di Nord-Ovest nella settimana dal 10/10 al 17/10. Un'alluvione di acqua e di fango che metteva in ginocchio la Valle D'Aosta, il Piemonte e la Lombardia.
In Valle D'Aosta e Piemonte le piogge torrenziali ingrossavano torrenti e fiumi (Dora Baltea, Dora Riparia, Ticino, …) con centinaia di frane e allagamenti di campagne e centri abitati.
Le notizie di cronaca sembravano dei bollettini di guerra: 12 morti, 15 dispersi, decine di Comuni isolati, 13.000 persone evacuate dalle loro case, 137 strade provinciali interrotte, 12 ponti crollati, miliardi di danni alle infrastrutture, …
Ecco la testimonianza di L Ofeddu sul Corriere della Sera del 17/10: “AOSTA – Così doveva essere, un alluvione di anni fa: la terra rossastra che affiora a tratti dall’acqua, il tanfo di boschi divorati dal grande fiume. E nessuna luce, a perdita d’occhio, nessuna figura d’uomo; nessuna cornacchia, o mucca, o segno d’aratro. Né voci. Ma oggi non è un milione di anni fa, oggi è il 16 ottobre 2000. E questo non è il mondo sotto il diluvio universale: sono il Piemonte e la Valle D’Aosta, visti dal cielo a poche ore dall’inondazione”.
Non se la passava meglio la Lombardia e, a seguire l'Emilia e il Veneto alle prese con l'onda di piena del Po a cui si cercava di far fronte rinforzando gli argini o con l'evacuazione di numerosi centri abitati e centinaia di aziende agricole. In Lombardia poi, si doveva fare i conti con l'esondazione del Lago Maggiore, del Lago di Como, del fiume Ticino e dell'Olona. Il Verbano, con oltre 5 metri e 70 centimetri sopra lo zero idrometrico, superava abbondantemente la grande e disastrosa piena del '93. Tutti i centri delle cittadine e dei borghi rivieraschi, da Maccagno a Sesto Calende finivano sott'acqua, con gravissimi danni per l'economia locale.

E’ la conferma della tendenza, iniziata negli anni Ottanta, ad un lento e progressivo aumento delle temperature medie e ad una estremizzazione dei fenomeni atmosferici violenti. Anche nel nostro piccolo – ribadiva il prof. S.  Furia – questa tendenza è confermata”.

Nel 2000 i giorni di pioggia sono risultavano  93 e la precipitazione più copiosa, pari a 139 mm/mq, si registrava il 25 Luglio (in 16 ore). Per ben 4 volte la pioggia si accompagnava a polvere rossa sahariana: 2 volte in Aprile e 2 volte in Ottobre.

Quanto agli episodi temporaleschi, che da alcuni anni manifestano una crescente violenza, ne venivano contati complessivamente 33 e alcuni si erano protratti per l'intera nottata o per tutta la giornata.

In relazione alle meteore, nell’anno meteorologico 2000 venivano registrati:


RISULTATI E COMMENTI

Di seguito vengono presentati e discussi i dati raccolti  durante l'anno meteorologico 2000, per ogni categoria di misura. Le figure riportano gli andamenti dei vari parametri meteorologici per l'anno 2000 e, in alcuni casi i dati annuali sono confrontati con quelli del periodo 1987-1999.

TEMPERATURA dell’aria
I dati riguardanti la temperatura dell'aria, espressi in gradi Celsius (°C), sono stati rilevati dalla lettura visiva trioraria (h 8.00 – h 14.00 – h 19.00) dei termometri di precisione (termometro a massima e termometro a minima); in assenza dell'operatore, gli stessi sono stati desunti dalla lettura dei tracciati dell'apparecchio registratore, il barotermoigrografo.
Con una temperatura media annuale di 13,4°C  (13,0°C quella del periodo dal 1987 al '99), il mese mediamente più caldo del 2000 risultava Giugno (media 23,4°C a fronte di una media pluriennale di 20,8°C;  la temperatura massima (34,4°C) era registrata il 25 Agosto mentre la minima assoluta (-9,8°C) era stata misurata il 26 Gennaio.
Mentre su base annua si registrava un incremento medio di 0,4°C, con riferimento alle singole stagioni si osserva: -0,3°C in inverno,  +0,8°C in primavera, +0,4°C in estate e +0,5°C in autunno.
L'escursione termica media annua risultava di 11,6°C con un valore massimo di 24°C registrato il 9 Marzo, fenomeno concomitante con una brinazione notturna (2°C) ed un vento di caduta nel corso della mattinata, tale da portare la temperatura massima a 26°C.

UMIDITÀ relativa dell’aria
I dati dell'umidità relativa massima, minima e media sono stati ottenuti dalla lettura visiva dell'igrometro a capello posto in capannina o ricavati dalla lettura del tracciato del barotermoigrografo.
Il valore medio annuale risultava di 76,3% , quello medio mensile più alto spettava a Novembre (91,5%) in tandem con Ottobre (88,6%), mentre quello più basso (65,6 %) lo registrava Marzo, mese caratterizzato da frequenti fenomeni di Foehn. I valori minimi assoluti, legati al  vento di caduta dalle montagne che riscaldando l'aria rendendola molto secca, venivano misurati alle ore 8.00 del 20 Dicembre del '99 (10%) e alle ore 14.00 del 15 Marzo (10%).
I mesi che registravano un andamento che si discostava sensibilmente dalla media pluriennale, risultavano Dicembre (-11%) e Aprile (+9%); il primo mese era caratterizzato da numerosi fenomeni di Foehn (poco più di 10) e il secondo da diversi fenomeni piovosi (almeno 15), che si erano ripetuti in Ottobre e Novembre.

PRESSIONE atmosferica
I valori della pressione atmosferica massima, minima e media sono stati ottenuti dalla lettura visiva del barometro aneroide di fabbricazione SESTREL situato in appartamento o ricavati dalla lettura del tracciato del barotermoigrografo posto in capannina.
Il valore medio annuale risultava di 984,9 mbar (985,5 mbar la media pluriennale; con valori stagionali di  987,3 mbar in inverno, 983,5 mbar  in primavera, 985,2 mbar in estate e 983,7 mbar in autunno), mentre quello massimo (999 mbar) era registrato il 4 Febbraio e quello minimo (962 mbar) il 28 Dicembre '99.
L'escursione massima veniva calcolata il 16 Dicembre '99, primo Marzo e 6 Novembre e risultava pari a + 8 mbar (dalle h 8.00 alle ore 19.00).

PRECIPITAZIONI atmosferiche e pH
Le somme giornaliere di tutte le precipitazioni, dalle ore 00.00 alle ore 24.00, compresi i contributi di neve, grandine, nebbia rugiada e brina, portavano ad un totale annuo di 2096,6 mm/mq , con un incremento del 26,7% rispetto a quello mediato sul periodo 1987-999. Dal confronto dei dati mensili si rilevava che Ottobre, con i suoi 489,2 mm/mq, si dimostrava il mese più piovoso, mentre risultavano carenti di pioggia i mesi di Gennaio e Febbraio. Con riferimento ai valori stagionali, l'Autunno (1062,3 mm/mq) e la Primavera (580,3 mm/mq), si confermavano le due stagioni più piovose.

Come già negli anni passati, presso la Stazione Meteorologica di Brebbia si continuava a misurare  il  pH delle precipitazioni; infatti, le gravi conseguenze ambientali prodotte dalle piogge acide, non sono da trascurare.  Il pH medio annuale del 2000 risultava di 4,80  a fronte di una media pluriennale di pH 4,60 (periodo 1987-'99).  In relazione ai valori minimi (intorno a pH 3,00), che negli ultimi decenni hanno prodotto allarmismi di un certo rilievo per i danni sui diversi ambienti naturali e sui manufatti della nostra civiltà, quelli del 2000 risultavano prossimi a pH 4,00 e, precisamente: pH 3,70  quello più basso misurato in un campione di pioggia di 5 mm il 12 Aprile e pH 3,75 in un campione di pioggia di 9,5 mm dell’11 Ottobre; per contro, il valore più alto (pH 8,05) veniva misurato il 15 Ottobre in un campione di 56 mm contenente polvere rossa Sahariana.

NUVOLOSITÀ
I dati della nuvolosità del cielo, espressa in ottavi di cielo coperto e rilevati tre volte al giorno (alle h 8.00, h 14.00 e h 19.00), mediante osservazioni visive dirette, indicavano per il 2000: 149 giorni di cielo sereno o poco nuvoloso (da 0 a 2/8), 93 giorni di cielo coperto o molto nuvoloso (da 7 a 8/8) e 124 giorni variabili (da 3 a 6/8). La nuvolosità media annuale risultava di 3,6 /8 valore prossimo a quello pluriennale (3,7 /8).
Il maggior numero di giorni sereni era registrato in Gennaio (20), contro due soli giorni di cielo coperto; al contrario, il mese di Aprile e Novembre facevano registrare solo 7 giorni di cielo sereno e ben 15 giorni di cielo coperto; in particolare, Ottobre registrava solo 4 giorni sereni e 14 giorni coperti.

INSOLAZIONE
L'insolazione esprime i minuti di effettiva visibilità del Sole, quelli in cui l'astro riscalda la superficie del Pianeta e, così facendo, incide una striscia di cartoncino posta nell'eliofanografo.
Nell’anno 2000 la media annuale risultava di 10227 minuti, pari al 44,9 %, valore di oltre 3 punti in più rispetto alla media pluriennale (1987-'99) mentre, con riferimento ai valori stagionali, l'inverno faceva registrare un +10,5%, la primavera un – 0,5%, l'estate un +1,8% e l'autunno un –1,8%. La media mensile maggiore spettava a Giugno e Settembre (56%), le variazioni mensili maggiori venivano registrati in Febbraio (+15,9% ) e Ottobre (-10,6%), mentre il valore giornaliero maggiore veniva misurato il 19 Gennaio (97%).
La media oraria annuale maggiore, pari a 54,2 minuti, era registrata a Giugno tra le ore 14.00 e le ore 15.00, contro una media pluriennale A.V.E.-S. di 38,5 minuti  (dalle ore 12.00 alle ore 13.00) e di 37,9 minuti del CCR di Ispra (dal 1960 al 1971).

VENTO
Analizzando la rosa dei venti a partire dal 1993, anno d'installazione dell'anemometro nella frazione di Brebbia Superiore, si è osservato che a Brebbia la provenienza del vento è prevalentemente settentrionale e, in corrispondenza di questa direzione si registra anche la maggiore velocità, mentre il massimo secondario spetta alle direzioni meridionali. Questa dualità è dovuta all'alternanza della brezza di monte e della brezza di valle, con un contributo alle provenienze settentrionali da parte del Foehn e delle perturbazioni atlantiche incanalate nelle Alpi.
Con riferimento alla nota precedente, si rilevava che il mese mediamente più ventoso risultava Aprile (5,3 km/h media mensile), mentre il maggior valore medio giornaliero (16,8 km/h) era registrato il 17 Novembre con direzione di provenienza NNW.